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Alla Cremonese non è
bastata l'aggressività

Contro la Juventus i grigiorossi hanno ritrovato la loro identità, ma non hanno ottenuto punti

foto uscremonese

Nonostante la sconfitta maturata contro la Juventus, la Cremonese è tornata a giocare con l’aggressività che l’aveva contraddistinta soprattutto nella prima parte di stagione. Contrariamente a quanto fatto con il Milan, l’ultima big affrontata dai grigiorossi, Massimiliano Alvini è tornato ad un’impostazione più vicina a quelli che sono stati i principi fondanti del suo ciclo a Cremona.

Il sistema di marcature a uomo (linee blu), con Miretti (cerchiato in bianco) che si smarca abbassandosi verso il centrocampo. Al centro il 3 contro 1 dei difensori grigiorossi contro Milik (in giallo)

Il tecnico di Fucecchio, dopo aver sperimentato il 4-3-1-2 nella sosta mondiale, per la ripresa del campionato è tornato al caro 3-4-1-2: si tratta del modulo più utilizzato in stagione, ma presenta anche una certa continuità con il 4-3-1-2. Prevedendo una Juventus schierata col 3-5-2, Alvini ha optato per uno schieramento che potesse adattarsi al meglio alla disposizione avversaria, mantenendo il principio del “+1” in difesa (lasciando cioè un giocatore libero da compiti di marcatura diretta) con le due punte grigiorosse a giostrare tra i tre centrali avversari e marcature a uomo per gli altri giocatori. In questo senso, a sparigliare le carte avrebbe potuto essere la posizione di Miretti (cerchiato in bianco) che spesso si abbassava molto verso il centrocampo lasciando Milik in una situazione di 1 contro 3 con la difesa grigiorossa (situazione cerchiata in giallo). La soluzione trovata dall’allenatore della Cremonese è stata quella di chiedere a Ferrari o Lochoshvili (a seconda della posizione assunta da Miretti, se sul centrodestra o sul centrosinistra) di accorciare sul 20 bianconero, ristabilendo il sistema di marcature a uomo.

Lochoshvili (cerchiato in giallo) si alza a marcare Miretti, mentre Bianchetti (cerchiato in rosso) garantisce la copertura

La Cremonese, pur modulando l’altezza della propria linea di pressing a seconda dei momenti della gara non disdegnando di attendere i bianconeri a cavallo della linea mediana di campo, è comunque tornata ad aggredire e a pressare con maggiore intensità rispetto alle ultime due uscite ufficiali e alle amichevoli contro Torino e Udinese, tornando su livelli pre-Milan.

L’andamento dell’indice PPDA** della Cremonese in questa Serie A

Sarebbe però sbagliato pensare alla gara contro i bianconeri come un solo esercizio difensivo, come in qualche modo accaduto col Milan. I grigiorossi hanno tirato 14 volte (di cui 3 in porta) generando 0,95 expected Goal* (la Juve ne ha prodotti 1,87 a fonte di 18 tiri di cui 8 nello specchio). La Cremonese infatti ha prodotto il terzo maggior numero stagionale di attacchi di posizione, ma anche il secondo più alto di contropiede.

Gli attacchi di posizione dei grigiorossi (in grigio) e quelli terminati con una conclusione (in rosso) in campionato

La squadra grigiorossa, dunque, è tornata a giocare secondo i principi che le sono maggiormente famigliari ottenendo una risposta importante in termini di prestazione in entrambe le fasi. Ancora una volta Alvini è stato in grado di preparare minuziosamente la gara sulle caratteristiche degli avversari, ma senza snaturare la propria squadra. A pesare, ancora una volta, è stata l’incapacità da parte della Cremonese non solo di convertire in rete le occasioni create, ma anche di creare chance pulite a fronte di una proposta di gioco offensiva superiore a quella della Juventus. Tuttavia, da un punto di vista tattico, la strada da seguire per la Cremonese sembra essere questa con i giocatori che sono apparsi maggiormente a loro agio con questo impianto di gioco, fermo restando che la salvezza dei grigiorossi passerà inevitabilmente da un miglioramento in fase di finalizzazione.

Mauro Taino

*Expected Goal (xG): una misura della probabilità che ha un determinato tiro di essere trasformato in gol.

**PPDA: passaggi concessi per azione difensiva che includono le azioni all’interno degli ultimi 60 metri di campo della squadra che attacca. Più è basso, più l’intensità del pressing è elevata.

Dati Wyscout S.p.A. (wyscout.com)

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