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Fausto Eseosa Desalu. Atletismo,
programmazione e (tanto) cuore

Non sta nella pelle mamma Veronique. Lei fa la badante a Parma, è impegnata tutto il giorno ed è libera solo nei festivi. Fausto Eseosa Desalu, suo figlio, è oro olimpico. Uno dei 4 moschettieri della 4×100, macchina perfetta che ha trionfato a Tokyo in una giornata che resterà nella storia. C’è anche il contributo (e che contributo con quella curva e quel cambio perfetti, sino all’urlo che ha sostenuto Tortu nell’ultima frazione) di Faustino. “E’ stato bravo Fausto – ci spiega nel suo italiano un po’ esitante – è mio figlio. E’ stato bravo, è sempre stato bravo”. Parla di sport la mamma, ma parla soprattutto di vita, e di cuore. L’ha cresciuto da sola quel figlio che in verità grattacapi non gliene ha mai dati. Il papà di Fausto se ne è andato di casa quando lui aveva poco più di due anni. Sola però non renderebbe merito a chi gli ha dato aiuto. “Ha avuto le sue babisitter che mi davano una mano, e adesso sono contente anche loro” prosegue Veronica. Fausto, da bambino, era di casa in alcune famiglie del casalasco. Un figlio adottivo quel ragazzino serioso ed educato, sempre affettuoso con le persone che aveva intorno. Lui non dimentica mai nessuno. Quelle persone che si sono prese cura di lui gli sono entrate tutte nel cuore.

Il cuore. Fausto è il nostro figlio del vento. La definizione fu coniata per Lewis. Il nostro è un vento diverso dai tornado americani di Carl Lewis, Un vento di pianura che quando c’è, quando per una qualche ragione non si ferma, si sente, ripulisce l’aria e colora d’azzurro il cielo svelando le montagne all’orizzonte. Fausto è figlio di questo vento. Capace di un 20.13 (secondo tempo di sempre per un italiano dietro solo a un signore che di nome faceva Pietro Mennea) ma “Con le potenzialità – come spiega Carlo Stassano, presidente dell’Atletica Interflumina – per andare sotto i 20”. Sui 200, la prova che sente più sua ma pure quella che nelle due olimpiadi non gli ha dato la gioia che avrebbe voluto.

Ci riproverà nei 200. Intanto però si terrà stretto un oro nella specialità in cui non puoi concederti nessun errore e uno vale 4. Il suo vecchio allenatore, Giangiacomo Contini, glielo diceva che la soddisfazione avrebbe potuto arrivargli da lì più che dai 200. Ma lui i 200 li ha sempre difesi, li ha sempre voluti, ce li ha dentro. Forse era logico che le strade si separassero, o era destino. Ma, in fondo, e questo è pure vero, forse nel 2018 avevano ragione entrambi.

Il cuore. Si è vista la gara in diretta Veronica, a casa della persona che segue. Ha gioito, come non mai: “Devo ringraziare tutti, perché in Fausto ci hanno sempre creduto, ci sono tante persone che gli vogliono bene. Anche voi”. Voi è la stampa. Ed è assolutamente vero. Abbiamo sempre voluto bene a Fausto, perché lui se ne fa volere. Perché ci prova sempre ad essere migliore, a fare qualcosa in più, e meglio. Perché anche in questo lo spirito è quello di questa terra di pianura. Dura, nebbiosa, a volte oscura ma capace anche di infinita bellezza. “…comunque vada – scrivevamo prima ancora delle batterie – qualunque sia il risultato, Fausto è il nostro campione. Lo è nell’impegno, lo è nella fatica, nella convinzione e nel coraggio. Lo è – e pochi forse lo sanno perché lui non vuole mai che lo si racconti – nel cuore. Umanamente un gigante. Fausto è un campione vero. Un uomo e un esempio per tutti…”.

E’ emozionata Veronique, ma ancor di più lo è Carlo Stassano, presidente dell’Atletica Interflumina. Questa medaglia la sente un po’ anche sua ed ha il magone mentre ci parla. Ho sempre detto di avere un sogno, quello che un giorno un atleta cresciuto nel casalasco arrivasse alla medaglia olimpica. Quel sogno è diventato realtà, una realtà fatta del metallo più prezioso. Anche lui, Carlo, aveva ragione. La medaglia è arrivata, ed è partita proprio dall’intenso lavoro nelle scuole, e dalla Baslenga. “Fausto è un ragazzino che conosco dalla scuola elementare, scoperto dal professor Giangiacomo Contini a scuola, sin dalla scuola elementare e poi, in prima media, portato qui con l’obiettivo di farlo crescere avendo visto in lui le potenzialità immense nella corsa. Ma non era solo la corsa, lui ha sempre avuto prospettive umane e atletiche superiori alla norma. Fausto è anche il risultato di quel decentramento e di quella programmazione voluta da Alfio Giomi, e se l’atletica italiana è al punto in cui è adesso questo lo si deve agli anni della sua presidenza. Quella di Fausto è stata una programmazione seria, studiata, quotidiana, che lo ha portato a questi livelli. Un’atletica che diffonde in tutta la penisola italiana i propri valori, perché siamo partiti con un Marcel che è un lombardo, bresciano, abbiamo un Jimbo Tamberi marchigiano, la marcia vede da anni e anni la Puglia in prima linea e Staino e la Parmisano sono frutto di questo lavoro, di questa programmazione. Oggi raccogliamo con questa staffetta preziosa in cui anche Fausto ha fatto una curva meravigliosa, finalmente messo nella frazione giusta, perché tutti sanno che non è un velocista puro. Le difficoltà nei 200 sono nate proprio dalla partenza, perchè quando parti più lento nelle gare di velocità non sei più in gara. La prima batteria di 200 l’aveva fatta benissimo perché era partito bene dal blocco facendo sperare per la finale, perché Fausto è uomo da sotto i 20. Il professor Contini è stato prezioso nei suoi primi anni, prché ha sempre creduto in lui e nella staffetta e oggi godiamo di questo grande risultato, di un oro olimpico a Casalmaggiore grazie anche al professor Contini e a tutti quelli che hanno voluto bene a Fausto e tutt’ora gli vogliono bene”.

Fausto è un casalasco DOC, condiviso tra Sabbioneta (Breda Cisoni in effetti) e Casalmaggiore. E’ nato qui, il 19 febbraio del 1994, da genitori nigeriani. Il papà se ne è andato quando aveva due anni, la mamma si è sempre preoccupata per lui. Ma Fausto è Casalasco perché sin da bambino ha condiviso il tetto di alcune famiglie che si sono prese cura di lui. Ha seconde mamme e secondi papà a cui vuole bene, e che vogliono un gran bene a lui. Da piccolino lo si vedeva all’Oratorio di Breda Cisoni, poi si è trasferito a Casalmaggiore dove tutt’ora risiede mamma Veronique. Nel 2012 è diventato cittadino italiano a tutti gli effetti. Ha iniziato col calcio dove – ci dicono – correva già più veloce del pallone poi la scoperta dell’atletica. Prima quella scolastica poi quella su pista. Ci avevano visto giusto i professori di allora, da Giangiacomo Contini a Carlo Stassano. Il figlio del vento era già figlio del vento. Nel 2011 vince i tricolori indoor ad Ancona nei 60 ostacoli e poi, da allora e nella velocità, è tutta una salita per lui. Nel 2018 agli Europei di Berlino, fa un tempo stratosferico: 20.13 sui 200. Secondo italiano di sempre nella specialità cara a Mennea. In quell’anno, nel 2018, qualcosa con Casalmaggiore si rompe e lui decide di cambiare strada, e allenatore. Va a Parma ad allenarsi con Sebastian Bacchieri, che lo segue tutt’ora.

Il cuore. E’ di quello che parlavamo e dal quale il nostro viaggio è iniziato. Ha sempre sposato le cause che riteneva giuste, sin da quella vittoria ad Ancona in cui lui, italiano, tale non era ancora ritenuto. Ha sempre sposato cause giuste, testimonial di piccoli eventi legati all’atletica in cui fare promozione. E – senza farlo sapere a nessuno – ha partecipato a raccolte a favore di persone bisognose. Sempre con quello che poteva, sempre con la stessa frase detta “Non dovete ringraziarmi pubblicamente, io sono contento così, quello che si fa lo si fa e basta”. Capita, anche se ormai più di rado, di incontrarlo per Casalmaggiore, la sua città. Ha sempre un sorriso, sempre un saluto, sempre due parole da scambiare con chi lo ferma. Porta un po’ di sereno. Su pista, da figlio del vento o sulla strada, dove è sempre un piacere incontrarlo.

Ieri Fausto Eseosa Desalu ha scritto la storia. Una storia nella quale è stato splendido protagonista. Una storia tutta casalasca, e mondiale. E’ felice il sindaco suo amico, Filippo Bongiovanni, come non mai. Si erano visti, quasi per caso e prima della partenza per Tokyo. E avevano parlato di atletica. Perché Filippo dell’Atletica – oltre che del tennis – è un grandissimo appassionato. “E’ una cosa veramente incredibile – ci racconta il primo cittadino – inaspettata per certi versi perché avere l’oro nella 4×100 era un grandissimo sogno per l’Italia. Si sapeva che potevano far bene, io che non ho problemi a fare levatacce per l’atletica avevo visto già in batteria un ottimo tempo e il margine per migliorare. L’oro è stato un po’ una sorpresa, ed è una gioia immensa”.

Il cuore. Sarà festa grande quando tornerà a casa. L’ha promesso il sindaco di Casalmaggiore ma lo aspettano anche i festeggiamenti di Sabbioneta. E poi i tanti amici, le tante persone che gli vogliono bene. Abbraccerà la mamma, andrà a trovare chi lo ha aiutato a crescere. Sarà un giorno sereno. Fausto Desalu ha regalato un’emozione gigantesca a tutte e due le sue città, a tutto il casalasco e a tutta Italia. Ma se lo conosciamo bene, resterà quello di sempre. Coraggio, gentilezza, sorriso e voglia di scrivere ancora altre belle pagine di storia e di sport – nei 200come nella staffetta – e anche qualche bella pagina di vita. Se le merita tutte. Le ali per volare le aveva già da bambino, e le avrebbe avute comunque, al di là dei risultati. Adesso al collo c’è pure l’oro e quelle ali hanno regalato gioia e commozione a tutti. E’ il cuore oltre al gesto atletico. Solamente il cuore.

Nazzareno Condina

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