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La signorilità dell’ex
ct Prandelli in sala
Achilli a Crema

La sala Achilli della Libera Agricoltori, piena di allenatori cremaschi, giovani e meno giovani, ieri sera ha assistito con interesse all’incontro promosso dalla sezione di Crema dell’ Associazione Italiana Allenatori di Calcio (AIAC), con l’ex commissario tecnico della nazionale italiana, Cesare Prandelli, personaggio noto per le sue qualità tecniche ed umane, che ne hanno caratterizzato la carriera di calciatore e allenatore di primo livello. Ad introdurre la serata ed ha portare i suoi saluti Adriano Cadregari, docente del settore tecnico della Federazione Italiana Giuoco Calcio a Coverciano e soprattutto amico di Prandelli. Con lui al tavolo dei relatori, il consigliere comunale con delega allo sport Walter Della Frera, il presidente AIAC Crema, Gian Paolo Sperolini, ed il giornalista Dario Dolci.
Il consigliere Della Frera parte da un articolo del maggio 2012 di Massimiliano Castellani pubblicato dal quotidiano Avvenire, che traccia un profilo di Prandelli, riprendendo una biografia del mister di Orzinuovi, ed evidenziando i valori dell’impegno, del sacrificio e del rispetto, che il tecnico ha saputo fare propri, già prima che fossero inseriti nel codice etico voluto per i calciatori della nazionale. Prima di rientrare in consiglio comunale, dove da lì a poco l’aula avrebbe votato all’unanimità il conferimento della cittadinanza onoraria alla senatrice a vita Liliana Segre, Della Frera ricorda il mantra che ha caratterizzato l’esperienza del 2016 di Crema città europea dello sport: “Lo sport per tutti, perché avere migliori sportivi consente di avere migliori cittadini”.
Prandelli, giunto a Crema con gli amici storici, dimostra subito di essere un antidivo del calcio: “A Crema ho amici, qui ho studiato,” e aggiunge “il calcio parlato può essere noioso se andiamo sui tatticismi” e inizia la chiacchierata stimolato dall’amico Cadregari e dal giornalista Dolci, partendo proprio dai suoi ultimi anni all’Atalanta come giocatore, con Emiliano Mondonico che di fatto lo avvia alla futura carriera da allenatore, “una missione, far crescere i giovani”. Il filo dei ricordi porta l’ex ct a parlare di un ex allenatore del Pergo, Luciano Zanchini, suo storico collaboratore e sul ruolo dello staff tecnico: “Lo staff funziona, se i collaboratori riconoscono qual è il ruolo di ciascuno”.
Per Prandelli, fondamentale l’esperienza nei settori giovanili: “Dovrebbero fare tutti almeno un anno, prima di allenare in prima squadra”. Importante l’aggiornamento e lo studio, ma senza esasperazione: “Non capisco le mode, i dati vanno interpretati, bisogna andare oltre il dato perché il calcio è passione, ed il gesto tecnico va analizzato se efficace”, con riferimento ai software che oggi misurano le performance dei giocatori. Capitolo a parte per Prandelli, il ruolo dei genitori, “una partita persa”, per via delle ansie e delle attese che spesso i genitori hanno rispetto ai figli, piccoli calciatori, ma prima di tutto bambini. “Stiamo perdendo il divertimento puro del calcio, il calcio si impara all’oratorio, giocando da soli contro un muro, non seguendo le mode. Un giovane su 450 arriva in serie A, ci dicono le statistiche e – conclude Prandelli – fino agli allievi ad esempio, nei settori giovanili si dovrebbe solo giocare, senza nemmeno preparatore atletico”.
La serata prosegue tra un aneddoto e l’altro e le domande provenienti dagli allenatori cremaschi: la nazionale, le squadre di club, gli aspetti umani, gli eccessi del calcio dei giorni nostri. “Stiamo facendo di tutto per allontanare le persone”, osserva l’allenatore di Orzinuovi, ricordando l’importanza per i protagonisti della massima serie di tornare a vivere a contatto con i tifosi, ad essere disponibili con loro e con i territori. Da ultimo, una domanda sulla possibile chiamata della Cremonese qualche settimana fa: “Sembra che Arvedi straveda per me – risponde sorridendo e smentendo la notizia – probabilmente la domanda andrebbe fatta al direttore sportivo”.
Ilario Grazioso

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