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Trombosi e sport, a Cremona un convegno per promuovere prevenzione e ricerca

Nella Giornata mondiale della trombosi, la Sala dei Quadri ha ospitato medici, ricercatori e rappresentanti del mondo sportivo. Presentato il progetto nazionale “Ritorno in gioco”, dedicato ai rischi del tromboembolismo venoso negli atleti e alla ripresa dell'attività sportiva

Convegno “Trombosi e sport”, ospitato nella Sala dei Quadri di Palazzo Comunale a Cremona
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La trombosi può colpire anche chi pratica sport, a livello amatoriale o agonistico. Riconoscerne i sintomi, individuare i fattori di rischio e capire come tornare ad allenarsi dopo un episodio tromboembolico sono questioni sulle quali la ricerca scientifica deve ancora fornire risposte più approfondite. A questi temi è stato dedicato il convegno “Trombosi e sport”, ospitato martedì 13 ottobre, nella Sala dei Quadri di Palazzo Comunale a Cremona, in occasione della Giornata mondiale della trombosi.

L’incontro, promosso nell’ambito delle attività di Fondazione Arianna Anticoagulazione con il supporto della sezione cremonese dell’Associazione Italiana Pazienti Anticoagulati (A.I.P.A.), ha riunito specialisti, ricercatori, rappresentanti delle istituzioni e del mondo sportivo. Al centro della mattinata il progetto “Ritorno in gioco: vincere la Trombosi nello Sport”, che unisce uno studio scientifico nazionale a una campagna di informazione e sensibilizzazione.

A illustrarne gli obiettivi è stata Sophie Testa, responsabile scientifica di A.I.P.A. Cremona e componente di Fondazione Arianna Anticoagulazione: “Sappiamo quasi nulla del problema della trombosi negli sportivi, ma sappiamo che è anche una delle cause di mortalità e di morbidità importante negli sportivi. Il progetto si impegna a valutare dal punto di vista della ricerca clinica quali sono i fattori di rischio, quali sono le modalità ottimali di trattamento, che è il trattamento anticoagulante di fronte a un tromboembolismo venoso nello sportivo come per la popolazione generale, e come favorire il ritorno in gioco, cioè il ritorno all’attività sportiva dei più giovani e dei meno giovani”.

La ricerca sarà affiancata da un’attività di sensibilizzazione rivolta non soltanto agli specialisti della trombosi, ma anche a medici dello sport, fisiatri, fisioterapisti e allenatori. L’obiettivo è migliorare la conoscenza del tromboembolismo venoso, che comprende la trombosi venosa profonda e l’embolia polmonare, e favorire il riconoscimento tempestivo dei possibili segnali della malattia.

Testa ha citato anche due casi di atleti che hanno affrontato problemi tromboembolici durante la propria carriera: “I due casi emblematici da cui partiamo sono Serena Williams, vincitrice di 23 Slam, nota in tutto il mondo, affetta da embolie polmonari recidivanti, e Agostino Abbagnale, campione del mondo di canottaggio, che anche lui è riuscito a portare avanti l’attività sportiva in trattamento anticoagulante, nonostante le problematiche tromboemboliche che ha avuto durante la sua carriera professionale”.

Il convegno ha permesso anche di richiamare l’attenzione sul lavoro svolto a Cremona dal Centro Emostasi e Trombosi dell’ASST, attivo da oltre trent’anni nella prevenzione, diagnosi e cura delle malattie tromboemboliche. Il Centro segue più di 6.000 pazienti in terapia anticoagulante, circa 1.500 dei quali con tromboembolismo venoso, e accoglie ogni anno circa 250 nuovi pazienti.

A sottolineare il valore dell’iniziativa per il territorio è stato Denis Spingardi, presidente di A.I.P.A. Odv Cremona: “La nostra associazione è un’associazione di volontariato che fa capo al Centro TAO e collaboriamo col Centro Emostasi e Trombosi. Abbiamo aderito a questa grande iniziativa nella Giornata mondiale della trombosi. In modo particolare l’incontro è focalizzato su trombosi e sport: c’è poca consapevolezza e poca sensibilità relativamente al rapporto tra trombosi e sport”.

“La finalità del convegno è sensibilizzare l’opinione pubblica in generale, ma in modo particolare gli sportivi, dicendo loro che di trombosi si può guarire e si può riprendere la vita sportiva. Basta fare prevenzione, conoscere cos’è la trombosi e soprattutto attuare quelle strategie necessarie per poter guarire e riprendere la propria attività”, ha aggiunto Spingardi.

Il valore della ricerca indipendente e la necessità di coinvolgere la società civile sono stati invece al centro dell’intervento di Daniela Poli, presidente di Fondazione Arianna Anticoagulazione e dirigente del Centro Emostasi e Trombosi dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria Careggi di Firenze. “Fondazione Arianna nasce come una fondazione dedicata alla ricerca indipendente. Abbiamo ritenuto fondamentale coinvolgere la società civile nel fatto che dobbiamo fare una ricerca che sia indipendente da chi guadagna sulla sanità, dobbiamo fare dell’attività di valutazione clinica che sia in grado di valutare onestamente e correttamente quello che accade”, ha spiegato Poli.

La presidente ha evidenziato anche un secondo aspetto del progetto: la possibilità di praticare attività fisica in sicurezza per le persone che assumono farmaci anticoagulanti. “In Italia si parla di oltre due milioni di persone e molte di queste hanno voglia di continuare la loro attività sportiva. Quindi c’è un doppio aspetto: valutare qual è l’incidenza e quali sono i problemi della trombosi nello sportivo e, dall’altra parte, aiutare tutte quelle persone che hanno un’indicazione ad assumere i farmaci anticoagulanti, che aumentano il rischio emorragico, a poter continuare a svolgere una vita attiva in sicurezza”.

La mattinata, aperta dal presidente A.I.P.A. Denis Spingardi, ha previsto i saluti istituzionali del sindaco di Cremona Andrea Virgilio, dell’assessore allo Sport Luca Zanacchi, del presidente della Provincia Roberto Mariani, del direttore generale dell’ASST Cremona-Oglio Po Ezio Belleri e della presidente della sezione di Crema dell’Associazione Italiana Donne Medico Antonia Carlino.

Il programma scientifico ha coinvolto Vittorio Pengo, professore associato di Cardiologia all’Università di Padova, con un intervento sulla rilevanza mondiale della trombosi; Oriana Paoletti, direttrice del Centro Emostasi e Trombosi dell’ASST Cremona, sul ruolo dei centri specialistici nel territorio; Denis Spingardi sulle attività di A.I.P.A. e Daniela Poli sulla ricerca indipendente promossa da Fondazione Arianna.

Alla presentazione del nuovo progetto nazionale hanno contribuito Sophie Testa, Stefania Cavazza, responsabile dell’ufficio stampa di Fondazione Arianna, e Cristina Legnani, della stessa fondazione. Spazio anche al confronto tra medicina e sport, con la partecipazione del medico sportivo Giovanni Bozzetti, del delegato provinciale del CONI Alberto Lancetti, del campione mondiale di canoa Oreste Perri, dell’atleta di canottaggio Elena Sali, del cestista Federico Pirani e di Silvia Zambelli, dirigente del Centro Emostasi e Trombosi dell’ASST Cremona.

 

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