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Andrea Devicenzi, prime parole dopo il nuovo record: “Ora il sogno sono i 630 km”

Una sfida ancora più complessa, perché questa volta completamente all’aperto, con il passaggio dal giorno alla notte e poi nuovamente al giorno e con condizioni meteorologiche variabili

Andrea stremato al traguardo di Lainate

Andrea Devicenzi si è superato ancora una volta. Dopo il precedente record stabilito a Palma di Maiorca, l’atleta di Martignana di Po ha affrontato una nuova 24 Ore in bicicletta sulla pista di Lainate, riuscendo a migliorare il proprio primato. Una sfida ancora più complessa, perché questa volta completamente all’aperto, con il passaggio dal giorno alla notte e poi nuovamente al giorno e con condizioni meteorologiche variabili.

Andrea, rispetto alla prova di Palma di Maiorca questa 24 Ore è stata più difficile?

«Sì, sicuramente. A Palma di Maiorca le condizioni erano praticamente identiche per tutte le 24 ore: non poteva piovere, non c’era vento e non c’era la differenza tra giorno e notte, perché avevamo tutti i fari accesi. Anche il clima era stabile, intorno ai 24-25 gradi dalla partenza alla fine. Qui invece, sulla pista di Lainate, abbiamo avuto il giorno, la notte e poi di nuovo il giorno. C’è stato anche del vento, non fortissimo, ma che nelle 24 ore, soprattutto quando la stanchezza aumenta, può pesare parecchio. A un certo punto arrivava da nord, poi cambiava e arrivava da sud».

Almeno la pioggia vi ha risparmiato…

«Fortunatamente sì. E siamo stati fortunati anche con le temperature, perché nei giorni precedenti c’era stato molto caldo, mentre poco prima dell’impresa la situazione si è sistemata e abbiamo trovato condizioni più favorevoli. Poi avevamo alle spalle la grande esperienza dello scorso anno e un team ulteriormente ampliato. Tutti questi elementi ci hanno permesso di raggiungere e superare quello che avevamo programmato».

L’obiettivo iniziale era proprio quello di superare il record di Palma?

«Sì. Il numero che avevamo in mente era quello di eguagliare e poi superare di un metro il risultato di Palma di Maiorca. Naturalmente oggi abbiamo a disposizione strumenti che permettono di monitorare wattaggio, velocità, frequenza cardiaca e pedalata. Avevamo fatto anche test molto importanti sul circuito e quindi avevamo costruito un programma preciso. Il sogno era arrivare a 630 chilometri».

E i 630 chilometri non sono arrivati per pochissimo.

«Sì, li abbiamo mancati di poco. Erano quasi raggiungibili. Il problema è che l’ultima pausa l’ho fatta alla ventitreesima ora e dieci minuti, proprio dopo aver superato il record. Quando sono ripartito avevo a disposizione circa 45 minuti. Ho pedalato comunque, mantenendo più o meno la stessa velocità di prima, ma a quel punto ci siamo anche divertiti. C’erano gli spettatori, ho battuto il cinque con loro, ho vissuto quegli ultimi minuti insieme al team. A quel punto eravamo già molto contenti di quello che avevamo fatto».

E nell’ultima ora è arrivata anche una piccola sfida nella sfida: il record della pista.

«Quella è stata un’idea di Romolo Stanco di T°Red, l’architetto che ha progettato e costruito la bicicletta straordinaria che ho utilizzato. Mi ha lanciato questa sfida quando ormai ero molto stanco. Però sappiamo tutti che quando raggiungiamo un traguardo, da qualche parte arriva una nuova energia. Non sai nemmeno da dove. Ho raccolto quella sfida e ho fatto un giro veramente molto veloce, andando a pescare le ultime energie che avevo».

E immagino che quelle energie, poi, siano state presentate al conto finale…

«Assolutamente sì. Quel giro l’ho pagato quando sono arrivato al termine della ventiquattresima ora. Però ne è valsa la pena. In quel momento avevo ancora qualcosa dentro e ho voluto utilizzarlo così, per divertirmi e provare a spingere ancora. Alla fine il record era stato battuto e potevamo goderci il risultato».

 

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