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Snowboard, Bormolini ospite del Panathlon: "I risultati anche frutto di chi ti è vicino"

Alla Canottieri Bissolati il campione del mondo Maurizio Bormolini racconta il suo percorso: dagli inizi a scuola fino ai successi internazionali

Da sinistra: Giovanni Radi, Maurizio Bormolini, Giovanni Bozzetti
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Maurizio Bormolini, campione del mondo di snowboard nello slalom parallelo a squadre nel 2025 e vincitore della Coppa del Mondo nel 2026, si è raccontato alla Canottieri Bissolati, ospite del Panathlon Club Cremona, presieduto da Giovanni Bozzetti. Un racconto senza retorica, in un dialogo con Giovanni Radi, partito da un momento preciso: quando stava per fermarsi: “A un certo punto avevo intenzione di smettere per portare avanti gli studi – racconta il campione che ha sfiorato la qualificazione a Milano Cortina per soli tre centesimi -. È stato il mio professore di educazione fisica ad aiutarmi a trovare una soluzione per continuare. I risultati sono anche frutto delle persone che ti stanno vicino”.

Al professor Clemente Silvestri ha dedicato uno dei momenti più beli della sua carriera, partita a Livigno: “Il mio prof mi ha dato una gran mano. Volevo smettere con lo snowboard ma lui ci ha visto più lungo di me”, e ancora: “La scuola è fondamentale. La carriera sportiva non sai mai dove va, possono succedere mille cose. Avere un titolo di studio è importante”.

Il percorso internazionale non è stato immediato: “Quando ho iniziato in Coppa Europa ci ho messo un po’ ad arrivare ai risultati. Poi nel 2015 ho vinto l’Europeo e sono entrato nel gruppo dell’Esercito“. Da lì la possibilità di trasformare una passione in professione e nel frattempo è cambiato anche il peso dell’Italia nello snowboard: “Abbiamo avuto grandi esempi davanti a noi. Oggi siamo cresciuti molto, anche grazie al lavoro fatto nel settore femminile negli ultimi anni”.

Ma il punto più interessante resta quello tecnico, spesso invisibile. “Non è solo scendere con la tavola. C’è un lavoro enorme sui materiali. Ogni dettaglio conta: tipo di neve, lamine, assetto. Abbiamo iniziato a lavorare con GPS e video per studiare le linee. Ogni atleta ha caratteristiche diverse”.

E poi il rapporto con gli altri e un episodio di fairplay che ne esalta le qualità umane: “C’è rispetto. Chi è più bravo è più bravo. Mi è capitato di prestare una tavola a un compagno in difficoltà. Poi siamo saliti sul podio insieme”.

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