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Coppa del Mondo, comunità
argentina in festa a Cremona

L’Argentina è di nuovo campione del mondo, ha alzato la coppa in Qatar battendo la Francia in finale. La festa, nella serata di domenica 18 dicembre, si è spostata anche in centro città a Cremona. Da sempre infatti è forte il legame tra il Cremonese e il Paese sudamericano.

Eduardo Covanti, ex giocatore e attuale allenatore dell’Under 17 del Rugby Viadana si trova a Buenos Aires e racconta: “Qui non si parlava d’altro che del mondiale, non c’erano altre notizie: è stata una settimana di nervi, di voler vedere giocare la squadra, di vincere. Al momento del pareggio della Francia è stato come il film più triste della Disney: i bambini piangevano, la gente era disperata. E’ stato qualcosa di impressionante, la gente è felicissima: è stato un mondiale memorabile, simile alla serie di Rocky”.

Il calcio, fondamenta della cultura argentina che si tramanda di generazione in generazione, come racconta Luis Felipe Garay, tesoriere dell’ALAC, l’Associazione Latinoamericana di Cremona: “Io ho 44 anni l’ultima che avevo visto l’Argentina campione del mondo è stato nel 1986, avevo 8 anni: ricordo quella finale come se fosse oggi. Ho visto questa finale con mio figlio Lautaro che ha 7 anni ed è stata un’emozione terribile per me e anche per mio figlio che è stato molto contento”.

E’ stato anche e soprattutto il mondiale di Messi, rosarino come lo stesso Garay e del Newell’s Old Boys la squadra per cui tifa l’artista. Ma sono in molti a sottolineare l’apporto del capitano della squadra. “L’emozione più grande e la cosa che mi rende più felice è per Messi – spiega l’ex giocatore della Juvi Maxi Moreno -, uno sportivo che è un esempio per tutti: è una persone umile, che lavorato duro, ha subito tante critiche, ma non lo hanno piegato e ha raggiunto il premio maggiore per un calciatore“. “Lui si trova in quel luogo lì, di quelli scelti, toccati dalla mano di Dio”, spiega Claudio Cesar Cuello, ex coach Vbc.

Un successo che va anche oltre il calcio, come spiega la regista Sol Capasso: “E’ stata una partita infarinate anche per chi non segue calcio tutti i giorni, ma anche perché questa vittoria argentina significava molto di più per nostro paese che sta attraversando una crisi economica e sociale gioia di vedere gente in strada di avere qualche momento di allegria significa tantissimo”.

Claudio Mastrocola, altro ex Rugby Viadana, invece ha assistito al match con famiglia e amici nella sua casa di Viadana. “Io sono ottimista per natura, ma dopo il 2-2 di Mbappè ho pensato di poterla perdere. Il motivo? Credo che la Francia si sia dimostrata la nazionale più forte di tutte, ma ha sbagliato 75 minuti di una finale e non puoi concedere così tanto tempo a una nazionale – comunque forte, ma secondo me inferiore a quella francese – come l’Argentina. E’ stato uno spot per il calcio, di atletismo, tecnica e tenacia: chi ha fatto agonismo sa quale sforzo ci sia dietro uno spettacolo e una finale del genere e dunque è giusto complimentarsi con tutti. Quanto all’Argentina, l’aspettavamo: e credevamo che i segni premonitori ci fossero tutti. Sin dalla Copa America 2021 c’era ottimismo ed essere risaliti subito dopo il ko con l’Arabia Saudita ci ha dato forza. La festa del nostro popolo, tutto unito, è la magia del calcio, sport che proprio per questo trasporto io un po’ invidio. Non è mai soltanto un gioco”. “Messi o Maradona? Paragone difficile – dice Mastocola – tra epoche diverse, ma dico Maradona come calciatore e Messi come uomo, perché ha dimostrato umiltà e fatto capire cosa vuol dire lavorare seriamente per un obiettivo ed essere leader. Il suo miglior Mondiale lo ha giocato a 35 anni: non è da tutti”.

Mauro Taino

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