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Due mortali al Circuit, Canevarolo:
"Il primo pensiero a chi non c'è più"

Cinque incidenti mortali dal 2015 ad oggi. Il primo, il 13 ottobre 2015, costò la vita al 26enne Alex Radicchi di Lavis (Bolzano), poi il 26 agosto 2020 l’incidente dell’egiziano di Carrara Sherif Ashaya, 46 anni, che donò gli organi per volontà della sua famiglia. E ancora, l’11 dicembre 2021 lo schiantò fatale a Fabrizio Antonuzzi, 61enne bresciano, unica delle cinque vittime a morire a bordo di un’auto da corsa e non di una moto. In aggiunta tanti altri incidenti, alcuni anche gravi.

Il Cremona Circuit di San Martino del Lago, dopo l’ultimo weekend caratterizzato da un doppio incidente costato la vita, in momenti e giorni diversi, a Jurgen Markus Zeisler e a Jodok Gassner, 48 e 23 anni, finisce nell’occhio del ciclone, anche se il gestore Alessandro Canevarolo difende la sua pista, omologata nel maggio 2021 dopo l’ampliamento da 3.2 a 3.7 km, e con tutte le precauzioni del caso che vengono prese.

“In pista scendono sempre, divisi, i piloti più esperti e quelli magari principianti che girano più lentamente – spiega Canevarolo – proprio per ridurre il rischio di incidenti. Peraltro la pericolosità di un circuito si misura in genere anche nella distanza del guard rail dalla pista e nessuno dei due piloti è finito contro il guard rail, essendo la dinamica molto diversa. Siamo omologati per 52 moto e non superiamo mai questo limite, anche se a volte sono gli stessi piloti a volere meno moto in pista per poter andare più veloci. Infatti in genere più motori girano, più la pista sicura perché si tende ad andare più piano. Oltre le polemiche, il primo pensiero va alle famiglie dei due ragazzi che sono mancati, il primo per un errore di manovra, il secondo per un incidente simile a quello costato la vita a Simoncelli”.

G.G.

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