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Quando Juric esaltava
il casalasco Zammarini
dopo averlo lanciato

Ivan Juric oggi allena l’Hellas Verona in Serie A, ha appena battuto 2-1 la Juventus e ha guidato i gialloblù neopromossi all’attuale sesto posto che garantirebbe l’approdo in Europa League. Si è messo dietro, finora, anche squadre come Milan e Napoli e la Roma, quinta, dista solo cinque lunghezze. Dopo essere stato assistente di Gian Piero Gasperini all’Inter e al Palermo e aver allenato la Primavera del Genoa nel 2013-14, la prima avventura in panchina del tecnico croato è stata a Mantova. Era la stagione 2014-15 e l’allenatore di Spalato fece debuttare un giovanissimo Roberto Zammarini. Nato a Casalmaggiore e cresciuto di Gussola, Zammarini oggi gioca nel Pordenone in Serie B.

Per Juric, però, il classe 1996 casalasco è stato qualcosa di più che un giovane da lanciare. In un’intervista tratta dal libro di Leonardo Piva ‘The goal. Le vie dello sport sono infinite’, edito da Sometti nel 2015 e ripresa l’anno successivo dall’Ultimo Uomo (leggi qui l’articolo completo), l’allenatore croato porta più volte l’esempio di Zammarini per spiegare alcuni concetti. Parlando degli aspetti su cui bisogna rivolgere l’attenzione nella fase di conoscenza e giudizio di un possibile giovane talento, Juric parte in quarta: “La capacità di leggere il gioco è il primo aspetto che guardo. Rispondo con un esempio: Zammarini non ha grandi doti fisiche o particolari doti tecniche. Però è un giocatore che secondo me potrà fare un grandissima carriera perché percepisce il gioco, nonostante la sua giovane età sa esattamente quello che deve fare. Ed è per quello che l’ho voluto in prima squadra. E’ un dono fantastico. Se lui riesce a migliorarsi tecnicamente e fisicamente potrà raggiungere un livello importante”.

Il tecnico oggi all’Hellas Verona, poi, spiega perché è contrario ad utilizzare lo stesso schema nelle giovanili e cita, nuovamente, Zammarini: “A Genoa quando allenavo la Primavera giocavamo con il 3-4-3, era un periodo in cui andavamo molto bene e di conseguenza il direttore sportivo voleva che anche gli Allievi giocassero con lo stesso modulo. Io mi sono opposto, anzi volevo proprio che l’allenatore degli Allievi giocasse con uno schema diverso in modo che i giocatori imparassero altri sistemi di gioco e altri modi di pensare, in modo da diventare più completo. Anche qui a Mantova non cerco continuità. Con Elia Pavesi, allenatore della Primavera, e Ciccio Graziani, allenatore degli Allievi nazionali, non cerco continuità di schemi. Loro sono due ragazzi in gamba, e ho cercato di valorizzare molto il settore giovanile del Mantova. Abbiamo tirato fuori un giocatore come Zammarini, che quando sono arrivato non era neanche nei piani della prima squadra”.

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