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'Il mediano di Mauthausen', presentazione del libro su Staccione, ex giocatore Cremo

Viene presentato in anteprima nazionale, martedì 3 dicembre, alle 17.30, nella Sala dei Quadri di Palazzo Comunale, il libro ‘Il mediano di Mauthausen’ scritto da Francesco Veltri ed edito da Diarkos. Il volume racconta la storia di Vittorio Staccione, “straordinaria e tragica ben oltre la terribile conclusione a soli 40 anni in un campo di sterminio, che meritava di essere raccontata, approfondita e divulgata”. Ne ‘Il mediano di Mauthausen’ un capitolo è dedicato a Cremona e alla Cremonese (con ringraziamenti per la collaborazione a Pierluigi Torresani per “la ricerca locale e per la tessitura di una rete di relazioni importanti” e a Mario Coppetti, autore “della preziosa ed originale scultura in bronzo, posta presso la lapide collocata allo stadio Zini”).

Il libro è uscito anche grazie alla tenacia del ‘custode’ della memoria della famiglia Staccione, il pronipote Federico Molinario. Alla presentazione saranno presenti il Sindaco Gianluca Galimberti, l’Assessore allo Sport Luca Zanacchi, rappresentanti del Panathlon Club Cremona e il presidente dell’U.S. Cremonese Paolo Rossi. Interverranno inoltre i rappresentanti del Torino Club di Cremona e di quello di Brescia insieme al Presidente del Museo della Fiorentina.

Il legame tra la nostra città e il calciatore è profondo. Infatti, nel giugno del 2015, il Panathlon Club Cremona, l’Amministrazione comunale e l’U.S. Cremonese si sono fatti promotori della posa di una lapide all’interno dello stadio ‘G. Zini’ per ricordare la memoria e il sacrificio di Vittorio Staccione, ex giocatore grigio-rosso nella stagione 1925/26. Un ragazzino di famiglia operaia che dai prati di Madonna di Campagna, periferia torinese, fu notato da quel pioniere del pallone che era Enrico Bachmann e portato nel generoso vivaio del Torino. Staccione, classe 1904, fu colonna granata, passando poi in prestito alla Cremonese e successivamente alla Fiorentina (dov’è presente nella Hall of fame) per chiudere la carriera al Cosenza e un ritorno definitivo al Torino. Staccione non fu soltanto un grande mediano: fu soprattutto un uomo libero quando la libertà era proibita. Assieme all’altro fratello, Francesco, fu resistente prima della Resistenza, attivo oppositore del fascismo anche negli anni della massima ascesa sportiva.

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