L'ultimo abbraccio del PalaRadi alla Vanoli: Venezia vince 111-88 ed è già nostalgia
Un ultimo atto casalingo amaro, anche se il divario con l’avversario era piuttosto evidente. Se ne va anche l’ultima, peraltro già debole, fiammella di speranza play-off
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Di sicuro era un ultimo abbraccio. Per capire se solo per quest’anno o per sempre, c’è ancora da attendere. La Vanoli si congeda dal proprio pubblico cedendo il passo alla Reyer Venezia per 111-88, ma il risultato passa quasi in secondo piano rispetto alla componente emozionale di una gara, per forza di cose, non come tutte le altre.
Pronti, via e in campo è un Carnevale biancoblu: tanti i coriandoli lanciati da tutto il PalaRadi, con la curva che omaggia il presidente Aldo e si prende per qualche minuto il palcoscenico. La terna è costretta a fermare la gara e i presenti, probabilmente, stanno facendo uno screenshot mentale di un momento che, chissà, potrebbe anche non tornare.
Poi le ostilità cominciano e la mano Vanoli dall’arco è subito piuttosto calda, con Burns e due volte Willis a spingere Cremona sull’ 11-5. La Reyer punta forte su Tessitori e Anigbogu in un amen spende due personali mentre nel frattempo si mette in partita anche Cole, ma Durham risponde per il 16-12 dopo appena 4’. Valentine chiama dalla lunga, di nuovo Willis e Battle rispondono all’interno di un primo quarto infuocato: dopo 6’ è 24-19 e Spahija decide che è il caso di fare due chiacchiere. Il timeout non frena tuttavia l’inerzia e una Vanoli a dir poco scoppiettante (8/12 da tre) chiude i primi 10’ avanti 34-33.
Le difese continuano ad essere allegre anche in avvio di secondo quarto, con Ndiaye che ne approfitta per piazzare un paio di giocate volanti delle sue. Al giro di boa del periodo è 46-45 Vanoli, ma subito Tessitori e Wiltjer rimettono avanti la Reyer convincendo Brotto a chiamare timeout. Ci prova un indemoniato Battle a tenere in scia i suoi, ma Venezia, oltre a gravare Casrin e Ndiaye di tre falli, ha dalla sua un Cole infallibile e va negli spogliatoi con il naso avanti: 53-56.
Come prevedibile, al rientro i ritmi si abbassano e a beneficiarne sono gli ospiti, che nei primi 4’ della ripresa piazzano un parziale di 9-2 riscrivendo il massimo vantaggio (55-65).
Brotto ferma la gara, ma Cole e Valentine affondano la lama nel burro senza grandi difficoltà, spingendo la Reyer anche sul +17 e permettendo a Spahija di cominciare a pescare dalla panchina. Ancora Battle, nomen omen, prova a lottare, ma all’ultimo riposo il tesoretto lagunare è rassicurante: 63-77.
Il profumo di garbage time nell’aria è piuttosto insistente e i primi minuti del quarto periodo non smentiscono le sensazioni, con Venezia a volare subito sul +21, poi limato da un Battle in grande spolvero (70-84 al 34’). Lo staff biancoblu imbastisce un timeout per giocare le ultimissime carte, ma la Reyer non è in vena di sconti, né tantomeno è quarta in classifica per caso: ci si trascina fino al fischio finale, con il tabellone che recita 111-88 Venezia.
Un ultimo atto casalingo amaro, anche se il divario con l’avversario era piuttosto evidente. Se ne va anche l’ultima, peraltro già debole, fiammella di speranza play-off. La salvezza basta e avanza, certo, ma è difficile lasciare il palazzo senza almeno una punta di nostalgia.
Ufficialità non ce ne sono ancora, eppure tutto fa pensare che quello di stasera possa davvero essere stato l’ultimo spettacolo biancoblu al PalaRadi.
Non è ancora finita, c’è ancora l’ultimo atto a Trieste, ma questa è una di quelle serate che non si dimenticano. Gli abbracci in mezzo al campo hanno un sapore diverso, qualche occhio lucido prova a nascondersi furtivamente.
Il presidente Aldo, infine, si prende l’abbraccio del pubblico. La parola “fine” non l’ha ancora scritta nessuno, ma purtroppo, l’identikit di questa serata di dubbi ne lascia pochi.
Comunque vada, è stato un piacere.