Nicola: "Io in discussione? Se la società vuole, faccia la sua scelta e chiuso"
Il tecnico della Cremo: "E' troppo facile farci gol in questo momento. Se la responsabilità è mia, allora voglio restare fino alla fine così divento il capro espiatorio"
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Al termine della brutta sconfitta contro la Fiorentina, l’allenatore della Cremonese Davide Nicola si è presentato in conferenza stampa per rispondere alle domande dei giornalisti.
Due scontri diretti di fila persi contro Lecce e Fiorentina. Come ci si può salvare?
“Intanto bisogna avere la forza di crederci. La manifestazione di dissenso dei tifosi a fine gara la condivido. Non sono contenti loro e nemmeno noi. E’ troppo facile farci gol in questo momento. E non ce lo possiamo permettere. Devi avere un’altra forza. Dobbiamo produrre un cambiamento”.
E’ mancata grinta e l’atteggiamento giusto, tipo quello del secondo tempo di Lecce. Concorda?
“Io non credo che la nostra partita non sia stata propositiva. Non so se è un discorso di personalità o di mancanza di lavoro. Io ci sono passato in queste situazioni in passato e vi dico che conta quanto tu ci credi, quanto vuoi produrre un cambiamento. Il nostro è un gruppo che sa stare bene assieme, ma che non si esprime, forse perché ci sono aspettative che prima non c’erano. Io ci credo ciecamente, voglio capire come uscire da questa situazione. Bisogna essere più continui e crescere dentro”.
Ha il dubbio che qualcuno non ci creda abbastanza? Perché Terracciano fuori?
“In questo momento stiamo commettendo a turno errori individuali. Terracciano non era brillantissimo nell’ultimo periodo e si pensava alla partita anche in base ai giocatori avversari. Ma non è un fatto individuale. Tutti siamo adeguati, non mi sono mai posto il problema. Dobbiamo crescere dentro, a costo di prendere delle badilate in faccia. La forza mentale può produrre cambiamenti incredibili. La salvezza è a tre punti, ma se sei così fragile diventa difficile”.
Dopo l’opzione del ritiro che non ha prodotto risultati, lei si aspetta decisioni da parte della società sulla sua posizione?
“Io non faccio questo lavoro con timore. Se la società vuole, fa la sua scelta e chiuso. Io non posso vivere con il timore, non mi sfiora. Se la responsabilità è mia, allora voglio restare fino alla fine così divento il capro espiatorio. Mi metto in discussione ogni giorno da quando faccio questo mestiere. Prestazione indecorosa? Non c’è nulla di indecoroso, ma c’è una strategia di base che devi saper produrre. Non credo che la squadra abbia dimostrato di non avere idee e stiamo provando alternative diverse”.
La squadra se la sente in pugno?
“Queste sono le classiche domande che vengono fatte dai giornalisti in questi momenti. Vedo che i miei giocatori si impegnano, ma non hanno forza per produrre un cambiamento. Non siamo forti al punto da produrre una vittoria. Io con i miei giocatori ci vivo quotidianamente e credo nelle persone con cui lavoro. Se qualcuno non crede in me, lo può anche dire”.