Adiós Mudo, y gracias por tanto fútbol
Di grandi giocatori a Cremona ne sono passati diversi, e il Mudo è sicuramente tra questi. Un trequartista d'altri tempi, capace di riportare i grigiorossi in Serie A con la notte illuminante del Picco
Ci sono giocatori di calcio che non sono solo giocatori di calcio. Non sono di quelli che devono mettere insieme presenze e numeri, di cui devi contare i gol e gli assist per capire che sono qualcosa di diverso, che la loro missione, in realtà, è rendere un campo da calcio – e perché no, la vita di tutti noi – un posto migliore. Franco Vazquez è uno di questi e grazie a Dio lo potremo ancora ammirare, ma – e la nostalgia è già canaglia – dovremo fare le ore piccole per riuscire a godercelo di nuovo.
Il Mudo se ne torna al Belgrano, dove ha debuttato tra i professionisti e dove ritroverà un tecnico come Ricardo “El Ruso” Zielinski con cui ha scritto una pagina storica del calcio argentino. Il Ruso in panchina, il Mudo con la diez sulle spalle nel doppio confronto con il River Plate, uno spareggio per la salvezza in cui furono i Millionarios a retrocedere per la prima volta nella propria storia.
Osvaldo Soriano, compianto genio della scrittura argentina, diceva che ci sono tre generi di calciatori. “Quelli che vedono gli spazi liberi, gli stessi spazi che qualunque fesso può vedere dalla tribuna e li vedi e sei contento e ti senti soddisfatto quando la palla cade dove deve cadere. Poi ci sono quelli che all’improvviso ti fanno vedere uno spazio libero, uno spazio che tu stesso e forse gli altri avrebbero potuto vedere se avessero osservato attentamente. Quelli ti prendono di sorpresa. E poi ci sono quelli che creano un nuovo spazio dove non avrebbe dovuto esserci nessuno spazio. Questi sono i profeti. I poeti del gioco”. Ovviamente Franco Vazquez rientra di diritto in quest’ultima categoria, quella capace di generare meraviglia, di squarciare il velo opprimente della realtà con una giocata di magia.
La prima volta che Franco Vazquez ha calpestato il prato dello Zini – era il 5 agosto 2023, nell’amichevole prestagionale contro il Genoa – un pallone arriva nel cerchio di centrocampo e il Mudo – con quel mancino delicato – fa un appoggio di mezzo metro, al volo. Un appoggio da pelle d’oca, letteralmente. Sono così rari i giocatori che sono capaci di entrarti sotto pelle, che sono capaci di restituirti un’emozione che non è solo nel cuore, ma che ti accarezza dolcemente. Sono quei giocatori che ti restituiscono l’amore per il calcio, che fanno salire un sorriso stupito e spontaneo sulle labbra. Quei giocatori per cui vale sempre la pena spendere i soldi del biglietto.
Di grandi giocatori a Cremona ne sono passati diversi, e il Mudo è sicuramente tra questi. Un trequartista d’altri tempi – un enganche direbbero nella provincia di Cordoba in Argentina dalla quale è partito per l’Europa 14 anni fa e dove ora ritornerà -, un giocatore fuori dal tempo, capace di governarlo con un’eleganza d’altri tempi, ma ben calata nel calcio di oggi. Un giocatore che è calcio.
Mancherà vederlo con la casacca grigiorossa addosso, un regalo inatteso ogni domenica. Ci rimarrà il ricordo di un giocatore raro, la consapevolezza di aver vissuto due anni e mezzo da privilegiati. Ci rimarrà quell’emozione che ti fa venire la pelle d’oca e un sorriso stupito e spontaneo sulle labbra, ripensando a quando il Mudo giocava nella Cremonese. Adiós Mudo, y gracias por tanto fútbol.
Mauro Taino