Olimpiadi, una storia di famiglia:
padre e figlio tedofori a Crema
Cammina passo spedito, nella sua Crema, dopo aver acceso la fiaccola e mentre sta scrivendo il suo nome nella storia sportiva della città. Ad osservarlo, soddisfatto, un uomo che vent’anni prima fece lo stesso a Cremona.
Sono Arnaldo e Matteo De Stefano, padre e figlio, cremaschi uniti oltre che da uno stretto legame di parentela anche da un felice destino comune.
Matteo infatti, 27 anni, è stato il secondo tedoforo della tappa cremasca del viaggio dalla fiamma olimpica dei Giochi invernali Milano-Cortina 2026. Arnaldo invece giocò lo stesso ruolo nel 2006 in occasione di quelli di Torino.
“È stata un’emozione incredibile – commenta a caldo Matteo -, mi ha ricordato quando sono andato a vedere mio papà vent’anni fa a Cremona. È stato tutto molto veloce, ma molto emozionante: non ho capito cosa è successo, ma siamo partiti prima del previsto”.
“Di lacrime ne sono scese – fa eco il papà – perché è una bella esperienza e mi è fatto piacere che l’abbia provata anche lui. È stato come ripensare a vent’anni fa: ho rivissuto proprio tutti gli attimi; anche quando hanno fatto la vestizione, tutta la preparazione, è stato veramente bello. Poi siamo andati là sul percorso, abbiamo seguito le varie tappe. Abbiamo fatto anche le foto con la fiaccola, quella di quest’anno”.
Per festeggiare Arnaldo ha voluto portare – insieme alla divisa che indossò vent’anni fa – anche la sua fiaccola. Una storia singolare e inaspettata, che ha tracciato un invisibile filo rosso tra ieri e oggi, tra padre e figlio; perché lo sport e le Olimpiadi italiane sono, in questo caso, una questione di famiglia.
“Due momenti da incorniciare? Assolutamente sì, insieme alle fiaccole; a casa c’è la sua, adesso arriva anche la mia” conclude Matteo, con un sorriso.
Andrea Colla