Serie A, la carica delle neopromosse:
Cremo, Sassuolo e Pisa sorprendono
Le tre squadre salite in estate dalla Serie B stanno affrontando la Serie A con un piglio sorprendente: dopo undici giornate, Sassuolo, Cremonese e Pisa sarebbero tutte salve. L’ultima stagione in cui tutte le neopromosse chiusero il campionato evitando la retrocessione risale infatti al 2007/08, quando Juventus, Napoli e Genoa riuscirono a mantenere la categoria. Da quell’annata in poi, almeno una squadra proveniente dalla Serie B è sempre scivolata indietro, una tendenza confermata nell’ultimo triennio dal Venezia – retrocesso due volte – e dalla stessa Cremonese. L’avvio di questa stagione suggerisce che il destino, per ora, sembra poter prendere una piega diversa.
La Cremonese ha vissuto un inizio di stagione sorprendente, diventando una delle rivelazioni delle prime nove giornate prima di incappare negli stop contro Juventus e Pisa, che non hanno comunque compromesso la qualità del percorso. Le vittorie contro Milan, Sassuolo e Genoa hanno costruito una classifica serena per una squadra che molti consideravano destinata fin da subito alla lotta salvezza.
Davide Nicola ha saputo fondere con rapidità il nucleo della promozione con i nuovi arrivi. In attacco, Federico Bonazzoli ha alzato il livello delle proprie prestazioni e con quattro reti in sei partite è uno degli attaccanti più prolifici del torneo, mentre Jamie Vardy ha trovato continuità segnando in due gare consecutive, mostrando condizione e motivazioni in evidente crescita. Il “Mudo” Vázquez aggiunge qualità, visione e quel tocco di imprevedibilità che resta un marchio della sua carriera.
Il centrocampo ha trovato compattezza ed equilibrio grazie alla titolarità di Vandeputte, miglior assistman dell’intero campionato, affiancato da Bondo e Payero, mentre sulle fasce la batteria composta da Zerbin, Pezzella, Barbieri e Faye offre sia corsa che esperienza. In difesa, Baschirotto guida il reparto con autorità accanto a Bianchetti e a un Terracciano che ha trovato a Cremona la dimensione ideale, contribuendo anche in zona gol con due reti. Tra i pali, Audero e Silvestri hanno subito complessivamente soltanto tredici gol, segno della solidità complessiva del gruppo.
La squadra di Grosso è quella che ha iniziato con la maggiore brillantezza. Il Sassuolo, tornato subito in massima serie a distanza di un solo anno dalla retrocessione, ha mostrato una maturità inattesa per una neopromossa, soprattutto lontano dal Mapei Stadium, dove presenta il secondo miglior rendimento esterno per punti del campionato dopo la Roma. I dieci punti raccolti nelle ultime quattro trasferte, culminati nel tris inflitto all’Atalanta che è costato la panchina a Jurić, rappresentano il picco di un avvio scintillante.
Grosso ha potuto lavorare su un gruppo che aveva già vinto la Serie B con autorità, ulteriormente arricchito da innesti mirati. Il suo 4-3-3 poggia su un centrocampo che unisce fisicità, ordine e leadership: Nemanja Matić, con i suoi 37 anni di esperienza nei grandi palcoscenici, garantisce carisma e pulizia nella distribuzione; Ismael Koné, rivelazione di avvio stagione, abbina corsa e gamba a un contributo diretto alla manovra che comprende già un gol; Kristian Thorsvedt, alla quarta annata in Emilia, si conferma metronomo moderno, abile nel legare il gioco e negli inserimenti senza palla.
La scelta di scommettere su profili giovani e coraggiosi sta ripagando anche in difesa, dove Jay Idzes ha confermato quanto mostrato lo scorso anno con il Venezia, mentre Tarik Muharemović sta dimostrando maturità alla sua prima vera occasione tra i grandi. Sulle corsie, Candé, Doig, Coulibaly e Walukiewicz garantiscono rotazioni affidabili, mentre Arijanet Murić ha conquistato la titolarità tra i pali con interventi decisivi.
Davanti, il Sassuolo propone un tridente da squadra di rango superiore: Laurienté incide con due gol e un assist, Pinamonti è il miglior marcatore in trasferta del campionato con quattro centri e Berardi rientra fra i soli tre giocatori – insieme a Nico Paz e Ange-Yoan Bonny – ad aver già superato quota tre gol e tre assist. Il ritorno in campo di Domenico Berardi, inoltre, aggiunge un’arma di livello assoluto dagli undici metri: il capitano ha trasformato gli ultimi quattordici rigori battuti in Serie A, senza sbagliare dal 2022.
Per il Pisa, il ritorno in Serie A rappresentava molto più di una promozione sportiva: dopo trentaquattro anni, l’intera città si ritrovava catapultata in un palcoscenico che mancava da generazioni. Gilardino ha dovuto lavorare con l’inevitabile difficoltà di un impatto così complesso, e l’avvio della squadra lo ha dimostrato. Le prime cinque gare interne si erano chiuse senza segnare neppure un gol, mentre in trasferta i nerazzurri avevano trovato sette reti ma pochi punti, con tre pareggi in cinque partite.
La svolta è arrivata all’undicesima giornata, quando il gol di Idrissa Touré ha regalato alla squadra e ai tifosi la prima vittoria in Serie A dall’ormai lontanissimo 1991, un’emozione collettiva che ha acceso l’Arena Garibaldi. Touré, al quinto anno sotto la Torre, resta uno dei cardini del gruppo, mentre con il giovane Akinsanmiro forma una coppia di grande intensità in mezzo al campo, supportata dall’esperienza di Aebischer, che offre ordine e gestione dei tempi di gioco.
Dietro, Caracciolo e Calabresi portano un piccolo bagaglio di presenze in massima serie, mentre Canestrelli, classe 2000, rappresenta la testimonianza di un percorso di crescita passato attraverso Serie B e Serie C. In avanti, Nzola e Moreo sono i più prolifici con due reti ciascuno, mentre Cuadrado è la carta che Gilardino sceglie di inserire spesso a gara in corso per aggiungere profondità e imprevedibilità.