Cremonese

A tu per tu con Silvestri: “Nessuno
credeva in me, poi la Cremo”

Marco Silvestri

Marco Silvestri ha avuto il merito di farsi trovare pronto quando mister Nicola ha scelto di schierarlo da titolare. Quattro gare consecutive dal primo minuto per il portiere della Cremonese, che si è reso protagonista di ottime prestazioni. Proprio Silvestri è stato ospite della rubrica “A tu per tu”, nel corso della trasmissione “Il Grigio e il Rosso”, in onda ogni lunedì su CR1, canale 19.

Il match contro l’Atalanta è stata l’ennesima prova di una squadra in crescita: come avete accolto il pari nello spogliatoio?
“La partita contro l’Atalanta è stata fatta molto bene, sotto tutti i punti di vista, soprattutto quello che ha fatto la differenza è stata la voglia di dimostrare da parte di tutti. Questo è quello di cui abbiamo bisogno, se teniamo questo atteggiamento possiamo tenere testa a tutti, poi il risultato fa parte del gioco. Contro l’Atalanta è stato un gran pareggio, contro una squadra di grande livello. Anche dopo aver subito gol abbiamo continuato a giocare e lottare, questo è un segnale importante”.

Hai tanta esperienza in Serie A: a che livello credi sia la Cremonese nella massima serie?
“Siamo a un punto di svolta: se noi continuiamo a tenere questa rotta, allora sì che si definirà un qualcosa di vero e concreto, l’obiettivo è proseguire con questa voglia. Tenendo questo modo di giocare possiamo iniziare a fare due conti, per capire in che momento siamo”.

Mercoledì è già ora di tornare in campo: come si prepara una partita in così poco tempo? Che gara ti aspetti contro il Genoa?
“Si prepara con la testa, riunioni e video, perché in campo fai fatica a prepararle tutte. Dobbiamo essere concentrati quando vediamo i video con il mister e cercare di metterlo in pratica. Il Genoa ha pochi punti, ma ho visto la partita contro il Torino: è una squadra che gioca, che combatte e probabilmente è in un momento difficile. Sarà una partita complicata, in un ambiente pesante, sarà una partita difficile e dovremo stare attenti”.

A livello personale, hai dovuto affrontare un lungo periodo lontano dai campi. Cosa significa per te essere tornato tra i pali da protagonista?
“L’anno scorso è stata dura, sono andato alla Samp che non stavo ancora bene, ho iniziato a giocare, poi mi hanno messo fuori. Poi sono andato all’Empoli, anche lì ero contento, ma mi hanno messo fuori. E’ stata un’annata particolare, poi quest’estate per la prima volta in carriera mi sono ritrovato svincolato, è stato difficile, nessuno sembrava credesse più in me, in Italia e non solo. E’ stata dura, perché io dentro di me mi sentivo di stare bene, dopo l’infortunio finalmente stavo bene, ma soffrivo per questa cosa. Poi è arrivata la Cremonese, che è stata una grandissima cosa, mi ha consentito di restare in Serie A, ho trovato uno spogliatoio con tanti ragazzi che conosco, il mister ha stima nei miei confronti. Mi sentivo bene, sono riuscito a dimostrarlo negli allenamenti e poi in campo, sono soddisfatto delle quattro partite che ho fatto. Alla fine la ruota ha girato, ho dimostrato a tante persone che quest’estate avrebbero potuto darmi un po’ di fiducia in più”.

Quello del portiere è un ruolo particolare: come ci si fa trovare pronti quando il mister ti sceglie?
“Quando sono arrivato ho sempre affrontato la settimana come se dovessi giocare, anche se sapevo che avrebbe giocato Audero. Mi sono sempre allenato a duecento allora, poi a Como l’opportunità è arrivata come un fulmine a ciel sereno, visto che mi sono scaldato 5 minuti e poi ho giocato. E’ servito questo modo di lavorare, come se dovessi giocare la domenica. Mi sono fatto trovare pronto”.

Nel corso della tua carriera hai affrontato alcuni tra i più grandi campioni al mondo, oggi giochi con uno di questi, Jamie Vardy: quanto è importante per raggiungere l’obiettivo anche in termini di spogliatoio?
“Jamie è un campione, ha fatto cose incredibili. Mi ha sorpreso molto la sua umiltà, si è messo a disposizione da subito, corre e lotta. Questo è veramente ciò che lo rende un campione. E’ arrivato in una società come la Cremonese e si è messo a disposizione in questo modo. Poi è un ragazzo simpatico, tranquillo, è un bel valore aggiunto nello spogliatoio”.

In base a cosa da piccolo hai scelto di fare il portiere e chi era il tuo idolo?
“Vengo da un paese piccolissimo, eravamo 6 o 7 ragazzi ed io ero il più piccolo. Nel campo sotto casa mettevano in porta me, ho iniziato da lì. Poi nel settore giovanile mi piaceva di più giocare fuori, ma alla fine andavo in porta ed ha iniziato a piacermi, anche perché non mi piaceva correre. Fino a 15 anni ero basso, quindi non è stato scontato. Sono cresciuto nel Modena e ogni anno c’era un punto interrogativo su di me perché ero il più basso della squadra. Dai 16 anni sono cresciuto e sono arrivato dove sono. Da milanista amavo Dida, ma il mio idolo è sempre stato anche Buffon”.

Puoi vantare anche un’esperienza in Inghilterra, al Leeds: quanto è stata importante nel tuo processo di crescita?
“E’ stata un’esperienza fantastica. Ho fatto tre anni con un centinaio di partite, è stato tutto diverso rispetto all’Italia, in un campionato pazzesco come la Championship a 24 squadre, con le coppe si giocava in continuazione. Poi ho imparato l’inglese e anche questo mi arricchito. Mi iniziava a mancare l’Italia al terzo anno, perché qui si sta sempre meglio, ma è stata una bellissima esperienza”.

A Cremona, in termini di città e tifosi, come ti stai trovando?
“Mi trovo bene. La città è piccola ma di qualità. I tifosi sono sempre molto presenti, si fanno sentire, lo stadio non è grande, ma è giusto, hai i tifosi vicini e senti il loro calore. Questo fa la differenza”.

Chi è il compagno alla Cremonese che ti ha impressionato di più? Anche in allenamento…
“Mi ha impressionato molto Barbieri, che per me ha un potenziale enorme. Nava sta migliorando tanto, anche lui potenzialmente potrà fare grandi cose. Poi a me piace tanto Sarmiento, non lo conoscevo, ha una carriera davanti importante”.

Se dovessi descrivere la tua carriera con un episodio, quale sceglieresti?
“Una delle cose che porto dentro al cuore è la vittoria dei playoff di Serie B con il Verona. Quella serata è stata straordinaria, all’andata avevamo perso 2-0 a Cittadella, al ritorno abbiamo vinto 3-0 e siamo andati in Serie A. Quella è stata una partita che ricorderò per sempre”.

Cosa ami fare fuori dal campo?
“Ho due figli, quindi spesso sono con loro. Mi piace leggere, l’informatica e il mondo della programmazione, però più che altro sto con i miei bambini”.

Simone Guarnaccia

© Riproduzione riservata
Caricamento prossimi articoli in corso...