Più maturo, non meno affamato:
la nuova versione di Giò Veronesi
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Non servono molte parole per definirlo: intensità, rigore, leadership. Giovanni Veronesi è tornato a Cremona da professionista maturo, sette anni dopo la sua prima esperienza sul parquet del PalaRadi. Non per rivivere un ricordo, ma per rilanciare la propria carriera. Lo ha detto chiaramente nella conferenza stampa ospitata da BCC Credito Padano, partner storico della Vanoli: “Ho ancora la motivazione di quando avevo vent’anni, ma oggi ho più consapevolezza. Qui posso compiere un ulteriore salto di qualità”.
Ad aprire gli interventi è stato Arnaldo Ghisotti, presidente di BCC Credito Padano, che ha sottolineato il valore della collaborazione con la Vanoli: “Essere parte del territorio significa anche valorizzarne le eccellenze. Una squadra come la Vanoli non ha bisogno di commenti: è una ricchezza per tutti” e il direttore generale Oliviero Sabato, che ha aggiunto una nota personale al suo intervento: “Sono diventato tifoso della Vanoli da quando lavoro a Cremona. Ormai siamo al quarto anno e vivere da vicino una realtà così ambiziosa, che ogni stagione vuole migliorarsi, è molto bello”.
Andrea Conti, general manager della Vanoli, ha introdotto Veronesi: “È stato il nostro primo acquisto, la prima firma. Lo seguivamo da tempo, già dopo la sua esperienza a Piacenza in A2. Al di là del legame con Gigi, che lo ha già allenato in Serie B, crediamo molto nel suo potenziale. Ha fatto un passo indietro rispetto a Sassari, dove era più un uomo di rotazione, ma qui avrà un ruolo da titolare. In queste prime settimane ha dimostrato grande dedizione, professionalità ed etica del lavoro. È un esempio, anche per i più giovani, e siamo convinti possa diventare un leader”.
Poi, la parola è passata al protagonista: “Sono passati sette anni da quando ero qui – ha detto Giovanni Veronesi – e sicuramente sono cambiato, sia come persona sia come giocatore. Le esperienze in squadre come Piacenza, Mantova e poi Sassari mi hanno aiutato a crescere. Ho fatto tutta la trafila, dalle categorie più basse in su, e questo mi ha insegnato soprattutto l’importanza del lavoro. La mia è sempre stata un’etica maniacale, perché era l’unico modo che conoscevo per ottenere risultati. Oggi ho la stessa motivazione di allora, ma con più consapevolezza. E credo che l’ambiente di Cremona sia perfetto per fare un ulteriore salto di qualità”.
Sulla stagione alle porte, l’ex ala di Sassari ha spiegato: “Non mi do obiettivi personali precisi. A questa età, voglio semplicemente giocare a pallacanestro nel miglior modo possibile e aiutare la squadra. Ho vissuto stagioni vincenti e altre meno fortunate, e ho capito che ciò che conta davvero è il lavoro quotidiano e la continuità. Quello porta ai risultati”.
Con Gigi Brotto, Veronesi ha un rapporto che affonda le radici nel passato: “Anche lui è cambiato rispetto a quando mi allenava in Serie B, ma ha mantenuto quella sua caratteristica unica di credere nei propri giocatori. Ti lascia spazio, ti fa crescere, quasi più come un padre che come un allenatore. Ho tanto rispetto per lui, lo considero uno dei coach che hanno creduto di più in me, già dai tempi di Brescia”.
La scelta di lasciare Sassari per tornare a Cremona non è stata casuale: “A Sassari ho vissuto una bella stagione, ma qui posso avere più minuti, più continuità. Se questa opportunità mi aprirà le porte della Nazionale? Sarebbe un sogno, certo. Ma il mio focus è giocare bene, tutto il resto verrà da sé. È inutile crearsi aspettative che poi rischiano di distrarti dal lavoro quotidiano”.
Tra le qualità che lo hanno sempre contraddistinto, spiccano la grinta e l’agonismo: “È sempre stata una mia caratteristica. Da giovane forse era quasi esasperata: l’aggressività mi portava a fare tanti falli, a non essere concentrato sulla partita. C’era il lato positivo dell’agonismo, ma anche tutti quelli negativi. Crescendo, ho imparato a limare questi dettagli. Metterò il mio agonismo e la mia aggressività in campo, come sto cercando di fare già da queste prime settimane. Se servirà essere più aggressivo, lo sarò. Se servirà essere più pulito, cercherò di esserlo”.
Fuori dal campo, Veronesi si sente a casa: “Cremona è come una mezza casa per me. Sono stato subito molto felice di accettare l’offerta, perché è un po’ come chiudere un cerchio. La mia prima vera stagione da senior l’ho fatta qua, in un’altra squadra, ma la città è sempre la stessa. Ci ho giocato i 3 contro 3, ho vinto il Telli due volte, mi pare di ricordare. E in più, mi sono sposato: mia moglie è qui con me. Sono tutte cose che aiutano la serenità di un giocatore. Spesso si dimentica che anche noi siamo persone, e c’è molto di più oltre la pallacanestro. Lo sport serve anche a far crescere le persone. Essere qui, con tutto questo attorno, non è una cosa scontata. Sono felice”.
Infine, un confronto tra lo stile di gioco di Sassari e quello della nuova Vanoli: “Sono due approcci molto diversi. A Sassari, soprattutto nella prima parte con coach Markovic, c’era tanta tattica, schemi precisi, spaziature da seguire alla lettera. Qui con Gigi, ma anche per come è costruita la squadra, si cerca più intensità, più velocità, più transizione. È uno stile che si avvicina a quello che avevamo a Piacenza, e mi trovo bene. Ora tocca a noi dimostrare tutto questo in campo”.