Cremonese

Cremo, è un passo falso
non un campanello d'allarme

Fulignati, il migliore in campo a Cosenza (foto Usc)

La Cremonese di Giovanni Stroppa ricomincia da dove aveva lasciato, nel bene e nel male: sconfitta tanto a Venezia quanto a Cosenza, stessa impostazione tattica, stesso gioco delle due punte che tali sono solo nominalmente, ma anche un impianto riconoscibile (sebbene in tono decisamente minore) e di questo va dato atto e merito al tecnico specialmente se si considera che la Serie A è scivolata via solo a giugno. Tuttavia la gara di Cosenza deve rimanere un passo falso e non un campanello d’allarme.

Il gioco delle due punte
Anche contro i rossoblù è stato il gioco delle due punte a rimanere ancora tema centrale di discussione: da Tsadjout a Johnsen (e poi chissà, mercato permettendo, chi si aggiungerà o toglierà), spesso seconde punte lo sono solo nominalmente, tanto da risultare più trequartisti che attaccanti e tanto che la prima – il caro vecchio centravanti – rimane sovente sola soletta, che sia Coda, come nello scorso campionato, De Luca, Bonazzoli o lo stesso Tsadjout, impiegato in entrambi gli slot. E se esterni ed interni non accompagnano, il rischio è di calciare poco, soprattutto in porta, come al San Vito Gigi Marulla.

Max, ancora tu
Si incrociano di nuovo le strade di Massimiliano Alvini e della Cremonese: condottiero grigiorosso designato per la difficile traversata in Serie A grazie ad uno scherzetto giocato a Stroppa in un Perugia-Monza 1-0 ultima di campionato 2021/22, ecco che alla prima del 24/25 si ripropone lo stesso sgambetto, diverso per sviluppo e conseguenze, ma ugualmente bruciante. E dire che l’unico successo (in 4 incroci) di Stroppa contro il tecnico di Fucecchio era avvenuto proprio alla guida della Cremonese, il secco 3-0 allo Spezia dello scorso campionato. Eppure a Cosenza, si è visto molto del meglio del calcio di Alvini, ma non di quello della Cremonese.

In buone mani
Nella serata molto più grigia che rossa in Calabria, di verde (in realtà non così tanto) brillante vestito, Andrea Fulignati si mostra supereroe in grado di tenere vive le speranze degli uomini di Stroppa fino al triplice fischio, più Spiderman di Hulk, a dispetto del colore della divisa, affronta senza paura i lupi rossoblù, non necessariamente con l’animo pio di San Francesco, quanto ricorrendo anche alle maniere forti, incurante dei colpi subiti. E con i piedi, è spesso lui a creare le situazioni più interessanti in costruzione.

Mauro Taino

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