Cremonese, i numeri della retrocessione: medie, crolli e occasioni perse
L'analisi statistica della stagione grigiorossa: dal volo iniziale al crollo di 15 gare, fino alla gestione Giampaolo. Una salvezza mancata per soli 5 punti.
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Non serviva una media punti da Champions League come spiegato da mister Marco Giampaolo nel post partita contro il Como, ma poco ci manca. Questione di decimali, ma la sostanza racconta di un’impresa tutt’altro che semplice per Giampaolo, considerato quanto si è impennata la quota salvezza in questa stagione tornata vicina alla soglia evocativa dei 40 punti. Bisogna tornare al 2018/19 perché fossero necessari 38 punti per salvarsi (ci arrivarono a pari punti Genoa ed Empoli, con i toscani retrocessi) e addirittura al 2015/16 affinché 38 punti non fossero sufficienti a garantirsi la permanenza in Serie A (li fece il Carpi, con l’Udinese – quart’ultima – a quota 39).
Considerando proprio i 38 punti con cui il Lecce ha chiuso il campionato (1 tondo di media a partita), Giampaolo avrebbe dovuto conquistare 15 punti in 9 giornate, viaggiando quindi ad una media di 1,66 a gara. Una velocità di crociera che non sarebbe bastata per essere a livello delle squadre che si giocavano la Champions (il Como, quarto, ha avuto una media di 1,86 in questo campionato), ma superiore a quella avuta dall’Atalanta che l’anno prossimo giocherà in Conference League (1,55). La media tenuta dal tecnico abruzzese (1,11 a match) è risultata superiore non solo a quella del predecessore Davide Nicola (0,82), ma anche a quella di Lecce (1) e Genoa (1,07) e sostanzialmente sovrapponibile a quella della Fiorentina (1,10). Complessivamente, i grigiorossi hanno avuto una media di 0,89 punti a partita.
È scontato che a pesare sia stata soprattutto la lunga striscia senza vittorie: nelle 15 gare (dal 15° turno al 29° inclusi) senza successi, la media grigiorossa è crollata a 0,26 punti a match per un totale di soli 4 punti conquistati. Per inquadrare il contesto, basti pensare che Pisa e Verona nello stesso arco temporale hanno conquistato 8 punti con una media di 0,53 a gara e con una media complessiva nel campionato rispettivamente di 0,47 e 0,55. Senza contare che è in quel lasso di tempo che la Fiorentina (viaggiando a 1,46 di media con 22 punti in 15 partite) ha costruito la sua salvezza. Il Lecce, invece, ha mantenuto una media di 0,93 a partita, leggermente inferiore al dato spalmato sulle 38 giornate, ma indice di un cammino sostanzialmente lineare da parte dei giallorossi che anzi hanno avuto una crescita leggera, ma progressiva.
Nel suo periodo d’oro (turni 1-14 inclusi), invece, la compagine grigiorossa aveva letteralmente volato per i parametri salvezza: 1,42 di media per 20 punti conquistati con i distacchi importanti sulle dirette rivali. La Cremonese si era presentata alla vigilia della 15esima giornata con un bottino di 7 punti sui salentini quartultimi, 10 sul Pisa terzultimo, 11 sul Verona e addirittura 14 sulla Fiorentina. E anche guardando al giro di boa, la squadra allora allenata da Nicola era ancora perfettamente in linea con l’obiettivo salvezza: 22 punti in 19 turni per una media di 1,15 a gara, con un bottino di 5 punti sul Lecce quintultimo (media di 0,89 a partita) e di 9 su Fiorentina e Verona, penultima e terzultima.
Insomma, l’impresa cui era chiamato Giampaolo era tutt’altro che semplice. Eppure – non limitando lo sguardo alle partite sotto la sua gestione – la sensazione è che la salvezza fosse più vicina alla Cremonese di quanto non raccontino i quattro punti di distanza dal Lecce, anche a causa della frenata nel momento nevralgico della stagione che ha pesato non solo sul piano aritmetico ma anche su quello psicologico. Anche perché per salvarsi sarebbe bastata una media di 1,02 a partita che poi nel concreto significa 39 punti in 38 giornate. E alla fine si torna sempre lì, a quei maledetti 5 punti che sono mancati alla Cremonese.