Vanoli

Adam Filippi ha incontrato e allenato i ragazzi della Vanoli Young al PalaRadi

Scout e Player Development Coach di fama internazionale, specializzato nell’arte del tiro, Filippi ha messo a disposizione di giocatori e allenatori la sua conoscenza

Adam Filippi con i ragazzi della Vanoli Young
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Un ospite prestigioso ha catturato i riflettori e l’attenzione di tutti i giovani atleti e degli allenatori della Vanoli Young nel pomeriggio di ieri, giovedì 5 marzo. Al Pala Radi è sbarcato infatti Adam Filippi, Scout e Player Development Coach di fama internazionale, specializzato nell’arte del tiro.

Entrato nella NBA nel 1999 come scout dei New Jersey Nets – il più giovane della Lega a quel tempo – in carriera ha vinto tre titoli NBA con i Los Angeles Lakers di Kobe Bryant, tra il 2002 e il 2011. Successivamente ha guidato lo scouting degli Charlotte Hornets per conto di Michael Jordan, ex proprietario della franchigia NBA del North Carolina, ed è stato poi incaricato da Vlade Divac di dirigere lo staff dei Sacramento Kings (2018-2022). La sua fama e bravura lo hanno portato a organizzare camp e clinic di pallacanestro in tutto il mondo, condividendo tecniche, strategie e approcci moderni per migliorare il rendimento individuale e collettivo degli atleti. Una metodologia apprezzata sia da giocatori professionisti, sia da coach internazionali proprio perché fondata su un’osservazione dettagliata e pratica intensiva.

Adam Filippi ha messo a disposizione di giocatori e allenatori della Vanoli Young la sua mirabile conoscenza in materia di sviluppo dei giocatori, sviluppata specialmente negli Stati Uniti d’America. Ma nonostante il forte legame professionale con gli USA, quella di oggi non è stata la sua prima volta al Pala Radi, come lui stesso ha raccontato.

“Personalmente è già stato emozionante tornare al Pala Radi 30 anni dopo l’ultima volta – ha raccontato Filippi -. Al tempo giocavo in Serie B a Cento, era la stagione 1995-1996 e ricordo nitidamente la partita qui a Cremona contro la Juvi, dove giocava un ventenne Matteo Soragna. Era giovane, ma si capiva già di che pasta fosse fatto e che tipo di soddisfazioni avrebbe raggiunto in carriera. Io per primo ne ero sicuro, perché quella sera mi ha marcato: era già un difensore formidabile, infatti di quel match non ho bei ricordi, soltanto incubi! Battute a parte, sono contento di aver potuto giocare su un campo così storico del nostro basket e di tornarci oggi per allenare i giovani della Vanoli. Il mio approccio è sempre lo stesso, a prescindere che si lavori con campioni e professionisti di ogni livello, oppure con i ragazzi. Quello che abbiamo fatto oggi è molto semplice, come il gioco del basket del resto; quello che fa la differenza e che i ragazzi devono interiorizzare è il bisogno di padroneggiare i fondamentali per migliorarsi. Invece che cercare di fare cose difficili, bisogna perfezionare quelle semplici, perché nessuno impara a correre senza prima saper camminare. La progressione di ogni giocatore deve essere naturale e organica”.

Adam Filippi rappresenta una certezza per chiunque voglia migliorarsi nel mondo del basket, ad alto livello ma anche in età giovanile. Per questo motivo, i ragazzi delle formazioni Under 15, U17 e U19 Vanoli Young hanno colto la palla al balzo quando si è presentata l’opportunità di incontrarlo e farsi allenare da un professionista della sua fama e conclamata bravura. Il pomeriggio di allenamento si è svolto in due turni: il primo riservato ai ragazzi dell’Under 15, il secondo ai due gruppi più grandi. Nonostante la differenza d’età, la tipologia di allenamento è stata la stessa.

“Voglio trasmettere ai ragazzi della Vanoli i giusti spunti per spingerli a lavorare – ha spiegato Filippi -, magari in estate quando i campionati si fermano, sul loro gioco individuale. Quando si calzano delle scarpe nuove inizialmente sono scomode, ma se le si indossano anche i giorni seguenti, poi diventano migliori delle precedenti. La mentalità deve essere questa: è importante che i ragazzi sposino un progetto, un piano di sviluppo che vada oltre il lavoro fatto in palestra oggi o durante un camp estivo circoscritto a una settimana. Deve esserci uno scatto mentale in loro, portando nella propria quotidianità una routine professionale. Il progetto e l’impegno di un giocatore devono essere a lungo termine, perché la chiave di tutto risiede nella perseveranza, la costanza, la ripetizione di esercizi magari noiosi, ma fondamentali. Tutti i più grandi campioni sono tali perché lavorano con un metodo e un’intensità tale da non avere eguali. Quando ero ai Lakers ho avuto il privilegio di assistere dal vivo al più grande lavoratore che sia mai esistito su un campo da basket: Kobe Bryant sapeva allenare se stesso, cosa che tanti grandi giocatori non sanno fare. Lui invece aveva il metodo, l’autoesigenza e l’autodisciplina per fare le stesse cose, tutti i giorni. Quando si migliora, non è che il giorno dopo si riparte da dove si è finito. Al contrario, tutti i giorni si riparte da zero, consolidando ulteriormente. Questo è il circle of success. Steph Curry ogni giorno ripete gli stessi esercizi, rinnovando ogni giorno la sua tecnica, la sua fiducia e tutto il meccanismo. Tutti i giorni, per una carriera professionistica di ormai 20 anni… Questo mindset lo ha reso forse il più grande tiratore di sempre”.

Prima di lasciare il Pala Radi, Adam Filippi ha coinvolto gli allenatori del Settore Giovanile biancoblu in un talk interattivo. Un prezioso momento di dialogo per scambiarsi opinioni e punti di vista al fine di rendere propedeutiche ed efficientare ulteriormente le sedute di allenamento che consentiranno ai giovani atleti della Vanoli di ottenere miglioramenti progressivi tangibili sotto la loro supervisione.

La testimonianza di Adam Filippi, unita alla sua scientifica metodologia di lavoro, rappresentano un esempio di grande ispirazione per i giovani biancoblu, che potranno implementare il proprio percorso di crescita individuale facendo entrare nella propria routine gli esercizi illustrati da uno dei Player Development Coach più bravi al mondo.

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