“Bar Sport”, Del Piero raccontato
da Galimberti e Tacchinardi
Si chiude per quest’anno il ciclo di incontri della rassegna Bar Sport promossi dal Comune di Crema. L’appuntamento di lunedì sera con il giornalista e scrittore Alberto Galimberti, che ha parlato del suo libro dal titolo evocativo, “Alessandro Del Piero. L’ultimo atto di un campione infinito” edito da Diarkos, con accanto il cremasco Alessio Tacchinardi, per i giovani volto noto delle trasmissioni sportive, ma per gli appassionati di calcio, colonna portante per un decennio della Juventus di Marcello Lippi.
Un libro dice Galimberti, la cui idea affonda le radici nella passione di un bambino che poi si traduce in un testo scritto con il cuore e il cervello: “Il cuore è quello di un adolescente appassionato di sport e di calcio, il cervello di una persona adulta che ha tentato di ritagliare ricordi ed emozioni per riversarli nero su bianco, affinché brillassero nel presente”, aggiunge Galimberti che sottolinea nel dettaglio qual è stato lo spunto narrativo del libro; quel giro di campo a partita ancora in corso, il 13 maggio 2012, ricco di emozioni che rappresenta il saluto di Del Piero al calcio giocato in Italia, un’uscita di scena perfetta e non voluta, unica nel suo genere, istantanea di una vera e propria storia d’amore infinita, quella tra il giocatore, quella maglia ed i suoi tifosi.
L’autore ha parlato del suo libro utilizzando anche immagini evocative, proiettate in una Sala Pietro da Cemmo dov’era presente una folta rappresentanza della sezione cremasca dello Juventus club Mondovì, guidata dal coordinatore Paolo Pezzotti, docente di discipline giuridiche e apprezzato pianista, ripercorrendo la storia umana e calcistica di Del Piero: dagli esordi con il Padova, alla Juventus, dalla Coppa Intercontinentale al grave infortunio di Udine, dalla magia del “tiro alla Del Piero” da Dortmund 1995 a Dortmund 2006, a quell’esultanza ricca di significato umano nella partita di Bari, a pochi giorni dalla scomparsa del padre. Un viaggio scandito da successi e sconfitte, cadute e rinascite, per un giocatore dalla classe sopraffina, che univa a caparbietà agonistica, grinta, potenza atletica, qualità eccelsa nel tocco di palla: “Un giocatore poetico e pragmatico – dice Galimberti – come i suoi gol, reti che appagavano l’occhio e saziavano l’efficacia, e infinito – conclude l’autore – perché Del Piero è stato un campione completo, mai una parola fuori posto o una frase sopra le righe, esempio di lealtà, dedizione e cultura sportiva, come ha scritto Bruno Pizzul nella prefazione”.
Quella di lunedì è stata anche una serata voluta dal consigliere delegato per lo sport Walter Della Frera per ricordare il passaggio della fiaccola olimpica a Crema il prossimo 17 gennaio, tra sport e aneddoti: “Leggera, ma con il messaggio sportivo che Del Piero incarna”. Aneddoti che Alessio Tacchinardi ha raccontato, cogliendoli dal suo bagaglio personale di un’amicizia con il Pinturicchio nazionale, nata da avversari, prima sui campi dei campionati giovanili, lui a Bergamo con l’Atalanta e Del Piero a Padova, poi trasformatasi in una grande amicizia negli undici anni di Tacchinardi alla Juventus, dove tra l’altro i due condividevano la stanza nei ritiri pre-partita. “Quando giochi nella Juve le pressioni sono enormi, ad Ale piaceva la mia forza ed esuberanza, lui timido fuori e grandissimo in campo, con una capacità di gestione di tensione, pressione e aspettative, veramente straordinaria”, ha commentato Tacchinardi.
Scorrendo velocemente il film della carriera bianconera dell’asso di San Vendemmiano, è noto a tutti il personale desiderio di concludere da calciatore alla Juventus, ma poi nella vita reale a volte le cose non vanno come si vorrebbe, e in quel giro di campo del 2012 sopra citato, era evidente che si chiudeva qualcosa di più rispetto alla carriera di un calciatore in una squadra: “Io ero presente, non più in campo, ma sugli spalti – racconta Tacchinardi – e lì si percepiva che finiva una storia d’amore bella e intensa. A me piacerebbe che Ale potesse tornare alla Juve, si chiuderebbe così un cerchio”, dice Tacchinardi, che poi stimolato dal moderatore ha parlato anche dell’attualità: “Manca ora la Juventinità nei giocatori, quel voler andare tutti insieme a battagliare in senso sportivo contro tutti, magari risultare anche antipatici per la voglia di vincere sempre, fare poco i fenomeni, ma avere tanta sostanza e tanta umiltà”.
Anche dal palco della Sala Pietro da Cemmo è stato sottolineato come nel calcio contemporaneo sono pochi i giocatori come Del Piero, un classico 10 che metteva al centro la fantasia al servizio della squadra, giocatori che amavano creare “rispetto alla tranquillità della giocata laterale”. In altri termini, ritornando sui concetti di poesia e pragmatismo più volte evocati dall’autore: “Nel calcio di Alessandro Del Piero, la bellezza non era mai fine a se stessa”, ha chiosato Galimberti.
Ilario Grazioso