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Federer, Nadal, McEnroe, il tennis
vissuto dalla sedia dell’arbitro

Da sinistra Anna Garavelli, Gianluca Moscarella, Alberto Guadagnoli, Rita Garavelli

Una serata dedicata al tennis e ai suoi retroscena più autentici ha visto protagonista Gianluca Moscarella, arbitro internazionale Gold Badge ITF e tra le figure più esperte dell’arbitraggio mondiale. L’incontro, moderato da Cristina Coppola e organizzato in collaborazione con Terre Davis e promosso da Anna e Rita Garavelli, ha riunito appassionati e curiosi per un lungo dialogo ricco di racconti, aspetti tecnici e riflessioni personali.

Moscarella ha ripercorso gli inizi della sua carriera, quando da diciassettenne faceva il giudice di linea “saltando scuola per stare al torneo dalla mattina alla sera”, fino all’ascesa che lo ha portato ad arbitrare sui campi più prestigiosi: Parigi, Wimbledon, Melbourne, New York, tre Olimpiadi e tre semifinali di Coppa Davis gruppo mondiale. Un percorso costruito passo dopo passo, tra entusiasmo, disciplina e capacità di reggere l’esposizione dei grandi palcoscenici.

Il cuore della serata è stato il racconto della vita dell’arbitro: una professione che richiede equilibrio emotivo, gestione della pressione e una notevole solitudine operativa. “Quando entri sul centrale e ti guardano in diecimila, con un miliardo di persone davanti alla TV, ti senti piccolo così”, ha spiegato, sottolineando come il compito più delicato non sia la chiamata tecnica, ma il controllo di tutto ciò che accade attorno. Ampio spazio anche all’evoluzione tecnologica del ruolo, dalla progressiva eliminazione dei giudici di linea ai sistemi elettronici che hanno modificato la relazione tra arbitro e giocatore: “Un arbitro diventa un buon arbitro quando accetta di non essere perfetto. E quando i giocatori accettano che tu non lo sia.”

Tra gli episodi più vividi, i ricordi legati a Federer, Nadal e McEnroe. Su Federer ha confessato: “Sono l’unico italiano ad averlo arbitrato sul centrale. La notte prima non dormi.” Su McEnroe ha sorriso: “Non è un tennista: è una rockstar.”

Il momento più intenso della serata è stato dedicato alle Paralimpiadi, che Moscarella ha definito “una delle cose più forti della mia vita”. Ha citato atleti come Shingo Kunieda e Nick Taylor, capaci – ha detto – “di trasformare il campo in una lezione di dignità e determinazione”.

Il dialogo con il pubblico ha completato l’incontro con domande su linguaggio del corpo, tecnologia e gestione dei giocatori più complessi, in un confronto vivace e informale.

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