A tu per tu con Sarmiento:
“Questa può diventare casa mia”
Jeremy Sarmiento si sta ritagliando gradualmente sempre maggior spazio nello scacchiere grigiorosso. Il fantasista ecuadoriano ha raccontato il momento della Cremonese, con alcuni spunti personali, nella rubrica “A tu per tu”, nel corso della trasmissione “Il Grigio e il Rosso”, in onda ogni lunedì su CR1, canale 19.
Come valuti invece questi due primi mesi in Italia alla Cremonese?
“I miei primi mesi sono stati una bella sfida, un ambiente totalmente diverso rispetto a quello a cui sono abituato, ci sono tante cose da imparare, giorno dopo giorno, ma sono onorato di farlo, giocavo in un altro ruolo, però sono giovane ed è importante fare esperienza e migliorare”.
La tua vita è stato un continuo viaggio, nuove esperienze e nuove culture, credi che l’Italia possa rappresentare il posto giusto per far esprimere al meglio le tue potenzialità?
“Se guardi i posti in cui sono stato, ho già girato parecchio, questa è la mia sfida attuale, devo affrontarla e spero di diventare un miglior giocatore qui e mostrare alle persone di cosa sono capace. Questa può diventare casa mia”.
Con quali compagni hai legato di più nello spogliatoio della Cremo e come sei stato accolto?
“Faye, Bondo perché siamo vicini di spogliatoio, anche Sanabria che è paraguaiano e abbiamo un legame tra sudamericani. Anche con gli altri giocatori con cui è facile parlare, quando sono arrivato mi hanno dato il benvenuto. Anche con Vardy, che arriva dalla Premier League come me”.
Com’è stato confrontarsi con una squadra di alto livello come la Juventus? Come valuti la vostra prestazione?
“E’ stata una partita dura, come ci aspettavamo, la Juventus è una delle migliori squadre al mondo e lo è stata per anni. Abbiamo avuto un inizio lento nel primo tempo, ma nel secondo tempo abbiamo avuto più occasioni per pareggiare. Sfortunatamente non ci siamo riusciti, ma il secondo tempo è stato decisamente meglio”.
Ti abbiamo visto da mezzala e da seconda punta, come ti sei trovato nel sistema tattico di mister Nicola?
“E’ molto diverso per me, perché la scorsa stagione e quella precedente giocavo da ala, quindi è differente giocare da centrocampista centrale o da seconda punta, ma come dicevo prima sto lavorando giorno dopo giorno per migliorare anche in questa posizione, prendo confidenza con lo staff e con i miei compagni”.
Hai giocato in Premier League, che viene considerato da molti come il miglior campionato del mondo, che idea ti sei fatto del livello della Serie A?
“La Serie A ha decisamente un buon livello, me lo aspettavo che fosse così, è un campionato difensivo, e ovviamente quando giochi contro le grandi sono partite diverse. E’ decisamente uno stile di gioco diverso rispetto all’Inghilterra. Là c’è un calcio più diretto, qui serve più pazienza e usare il giro palla per trovare spazi e bucare la difesa avversaria. La cosa più importante comunque è avere pazienza in fase di costruzione, specialmente per noi, visto che vogliamo guadagnare punti per mantenere la categoria. Mi sento di poter dire che partita dopo partita lo stiamo facendo meglio”.
Tra l’altro in Inghilterra hai avuto modo di lavorare con De Zerbi: ti è servito per farti integrare più velocemente in Italia?
“De Zerbi lo conosco bene, ho lavorato con lui una stagione al Brighton, è un grande uomo dentro e fuori dal campo, molto simile a mister Nicola, soprattutto nel carattere, mi piace la loro passione per ottenere successi e la voglia di vincere. Lavorano giorno dopo giorno per tirare fuori il meglio dai giocatori. Per me è una grande opportunità avere allenatori così e lavorare sotto la loro guida.
In una tua passata intervista hai sottolineato la tua amicizia con Estupinan del Milan, sei riuscito a incontrarlo in Italia?
“Sono arrivato alla Cremonese dopo il match contro il Milan, quindi non ho ancora avuto l’occasione di incontrarlo, qui in Italia non ci sono tanti giorni liberi. Non siamo ancora riusciti a incontrarci, ma sono sicuro che avverrà presto, intanto ci sentiamo spesso via messaggio. Siamo grandi amici fuori dal campo, è importante mantenere questa amicizia nel tempo”.
Sogni una chiamata con la nazionale dell’Ecuador per i prossimi mondiali?
“Al 100%, credo sia il sogno di chiunque giocare al mondiale, ne ho già giocato uno e vorrei rifarlo per rappresentare il mio paese. I miei genitori sono ecuadoriani, sono nato in Spagna ma mi sento ecuadoriano. Il mio obiettivo principale è tornare a vestire quella maglia e dimostrare di cosa sono capace”.
A Genova sei stato accolto dal Console dell’Ecuador: quanto hai apprezzato questo invito?
“E’ stato un bel momento, ci sono tanti ecuadoriani a genova, sono venuti a trovarmi, specialmente il Console. L’ho apprezzato molto, sono gesti che ti gratificano e ti aiutano a dare il massimo”.
C’è un giocatore in particolare a cui ti ispiri? Attuale o anche del passato..
“Il mio idolo è sempre stato Cristiano Ronaldo, per la sua incredibile etica del lavoro, ma dentro il campo dico Neymar, per il suo gioco funambolico e i suoi numeri, e poi ha giocato ala sinistra, ruolo in cui mi trovo molto bene. Mi ispiro a lui quando gioco”.
Se dovessi pensare al tuo futuro, sapresti dirmi qual è il tuo sogno?
“Rappresentare il mio paese al livello più alto possibile, chissà magari un giorno vincere la Coppa del Mondo. Abbiamo una grande squadra e tanti giovani giocatori stanno emergendo in Europa. Al Mondiale possiamo essere una sorta di outsider”.
Cosa ami fare fuori dal campo?
“Amo stare con la mia famiglia, si sono trasferiti con me in Italia. Quando non sono con loro, mi piace giocare ai videogiochi con i miei amici”.
Simone Guarnaccia