Vanoli: idee chiare
e identità in costruzione
Leggi anche:
Manca ormai pochissimo all’esordio in campionato per la Vanoli Cremona che si prepara all’ultimo test di preseason contro Derthona, sabato 27 settembre alle 18 a Soresina, e per questo coach Pierluigi Brotto e il suo assistente Carlo Campigotto, hanno incontrato la stampa alla Wonder Spa. Niente frasi fatte. L’aria è quella concreta della fase in cui si passa dal laboratorio alla realtà.
L’allenatore entra subito nel merito, senza giri di parole: “In preseason abbiamo cercato di buttar dentro le idee per il nostro coro offensivo e difensivo, identità anche di carattere. Direi che abbiamo messo tanta carne al fuoco, abbiamo avuto una buona risposta dai ragazzi. Stiamo incominciando a scremare quelli che possono essere i concetti che ci interessano di più”. La strada è tracciata, nonostante qualche intoppo fisico che ha costretto a forzare i tempi degli esperimenti. “Purtroppo negli ultimi 10 giorni ci sono venuti a mancare 2 giocatori in un reparto e questo ci ha costretto a fare degli esperimenti ulteriori che avremmo preferito non fare. In tutto questo abbiamo fatto tanto lavoro e crediamo di essere sulla strada giusta per il campionato”.
Capitolo infermeria… “A parte Ousmane Ndiaye, che ha ripreso oggi, e Chris Burns che invece ha sperimentato qualche movimento, stanno tutti bene. Ousmane è in prossima ripresa con il contatto, perché già lavorava da solo, mentre Chris farà un recupero più veloce”.
L’impianto tecnico rispecchia l’idea estiva, con qualche fine-tuning guidato dalle caratteristiche del roster: “Per me sì, risponde a quella che era l’idea di impianto – spiega il capo allenatore -. Avevamo un’idea di gioco di un certo tipo e la stiamo adattando: stiamo facendo delle piccole modifiche soprattutto in attacco. In difesa penso che siamo partiti subito con il piede giusto. Il segno distintivo rispetto alla scorsa stagione è nella maggiore fisicità: “Abbiamo messo più chili e spero che in certi momenti della partita questo emerga in maniera forte. A livello di velocità di gioco siamo ancora in cerca di adeguamenti che dipendono dalla mancanza dei nostri lunghi. Poi vedremo quale cambio di passo potremmo avere con l’inserimento di Ousmane e di Chris”.
Sulla spina dorsale “di continuità”, la parola passa a Carlo Campigotto e il primo assistente mette a fuoco leadership e pesi specifici nello spogliatoio: “Il fatto di essere già presenti dall’anno scorso deve essere un aiuto per tutti. Chris, appena arrivato dopo una settimana l’anno scorso, lo faceva già anche se era nuovo nel gruppo: è un ragazzo solare, estroverso. Peyton e T.J., a loro modo, hanno una certa affinità soprattutto tra di loro; sono molto più silenziosi e, paradossalmente, parlano di più in campo, magari quando serve richiamare l’attenzione o l’energia dei compagni. Sicuramente gente che dà l’esempio, tutta gente che è rimasta perché ci teneva e perché sa lavorare. Sicuramente può dare una mano in più. Ma penso che i nuovi non ci abbiano messo molto a integrarsi, a partire dagli italiani che prima citava. Sono un gruppo sicuramente unito, e questo deve essere un po’ la forza e il trait d’union per portare a casa risultati”.
L’esordio in trasferta si annuncia subito probante. Campigotto non cerca alibi né scaramanzie. “Io sono uno che crede poco in queste cose. Può essere un vantaggio perché magari non sono ancora rodati. Può essere uno svantaggio perché magari la becchi dalla trasferta di EuroCup a novembre. Fa piacere rivedere volti che abbiamo visto l’anno scorso, come Stefan. In questi giorni, ovviamente, da assistente sto studiando Venezia: è una squadra veramente forte e notevole”.
Dentro la seduta, come si lavora e come si preparano le partite? Brotto apre il taccuino del metodo: “La partita la si prepara sulle nostre cose. Si studiano gli avversari: si vedono i loro punti forti e deboli e si pensa come neutralizzare i primi e far emergere i secondi secondo le nostre caratteristiche. Bisogna partire dal nostro giocato e dire: vorremmo giocare più una cosa e meno un’altra. Se ci sono problematiche da affrontare difensivamente devono emergere in riunione ed essere sperimentate più volte durante la settimana. Si prova a pensare qualche giocata in cui loro possono andare in difficoltà e si decide quanto lavorare su queste cose. Apriamo la partita mettendo giù una strategia e la decidiamo insieme. Decidiamo se giocare più o meno certi nostri schemi e dove mettere l’attenzione difensiva. Dopo, quando finisce la partita, analizziamo ciò che abbiamo fatto bene e male, ognuno magari su un’area specifica. All’inizio è un brainstorming che deve andare sempre più nel dettaglio: preparato e poi analizzato a posteriori”.
Organigramma tecnico e quotidiano in campo, la regia è condivisa, con ruoli che si adattano al contesto: “Siamo partiti e ci siamo trovati un po’ strada facendo. Negli ultimi allenamenti abbiamo deciso di provare a spalmarlo ulteriormente rispetto al lavoro dei primi 15/20 giorni. Non è ancora bene consolidato. Io vorrei che gli assistenti diventassero protagonisti dell’allenamento: ho cercato di diversificare affidando prima all’uno e poi all’altro di curare attacco, difesa oppure certi momenti. Sicuramente con Carlo c’è più feeling, anche perché lui è il primo assistente e ha la responsabilità di condurre gran parte dell’allenamento. Durante la preparazione delle partite Carlo diventerà il supervisore; a Giubertoni probabilmente affideremo la difesa e forse a Luca Vitali la parte d’attacco. Però Luca arriva con un vissuto di preparazione ancora un po’ acerbo e quindi in questo momento se n’è occupato Carlo. Cerchiamo di essere tutti e quattro partecipi: tutti portiamo il nostro mattone. Per adesso è ancora distribuito un po’ a sperimentazione. Dal campionato in poi cercheremo di avere compiti più precisi”.
C’è spazio anche per un dettaglio utile per capire dinamiche e linguaggio in panchina, chi è il poliziotto buono e chi quello cattivo? “Carlo è quello ‘cattivo’ e io quello ‘buono’… ogni tanto sono io quello cattivo, però…”, sorride Brotto. Campigotto completa: “È un binomio che funziona e che l’anno scorso ha funzionato in emergenza proprio grazie alla capacità di adeguarsi. Il giorno che lui fa il ‘poliziotto cattivo’, non potrò farlo io. Gigi, da capo allenatore, cerca di infondere tanta fiducia. Io ogni tanto richiamo all’ordine. Ma dipende dal momento”. Brotto chiude il cerchio: “Ci sono state volte in cui mi sarei arrabbiato come una biscia: andavo da Carlo dicendo ‘adesso faccio il delirio’ e lui mi diceva ‘no, stai buono’. Io tendo a farmi scivolare addosso i problemi, mentre Carlo li fa emergere e li affronta. Quando mi vede che sto per sbracare, capisce che mi deve calmare e mi riporta alla mia condizione più naturale. È una bella simbiosi. Abbiamo imparato ad aiutarci. È importante che continui così: non deve essere un ruolo predefinito, ma capire il momento e fare le cose insieme”.
Sul match di sabato, niente effetti speciali annunciati e un obiettivo chiaro, consolidare: “Con l’assenza ancora di Ousmane e Chris non sarà ancora la squadra che vedremo, per necessità. Cose particolari? No. Stiamo lavorando sul consolidamento del nostro sistema. Altre idee le metteremo dentro la prossima settimana”, chiarisce Brotto.
Cristina Coppola