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“Sportivamente”: chiusura
con Begnis e Tacchinardi

Fontana, Begnis e Della Frera

Si è chiusa la seconda edizione di Sportivamente, il Festival dello Sport che ha portato lo sport tra le piazze della città di Crema, con una vetrina per tutte le società e associazioni sportive del territorio e la possibilità di incontrare e ascoltare il racconto di grandi personaggi che hanno fatto la storia dello sport in Italia.

Due gli incontri che hanno reso omaggio ad altrettanti cremaschi capaci di dare lustro alla città nel corso della loro straordinaria carriera, e che nel 2016 sono stati tra i testimonial di Crema città europea dello sport: Alessio Tacchinardi nel calcio, e Roberto “Bobo” Begnis nel basket, che a conclusione del Festival ha ricevuto il premio consegnato dall’assessora Cinzia Fontana, per le sue 24 stagioni da arbitro di pallacanestro, condite da numeri record, tra i quali 701 partite arbitrate, con ben 19 finali scudetto e 4 finali di Coppa Italia, un vero esempio per tutti.

Dolci, Tacchinardi e Della Frera

Soddisfatto il delegato per lo sport Walter Della Frera, per il quale si ripete il successo dello scorso anno con qualcosa in più: “Quest’anno abbiamo cercato di alzare l’asticella mantenendo i tre impegni, quello di dare visibilità alle società cremasche, far provare questi sport a tutti, in primis ai bambini, e terzo – conclude Della Frera – parlare di sport ad alto livello, facendo passare questa cultura sportiva attraverso le interviste a grandi personaggi dello sport”.

Quanto ad Alessio Tacchinardi, in apertura il giornalista Dario Dolci che ne ha moderato l’incontro ha elencato il suo palmares, ricco come pochi: dai successi nel settore giovanile dell’Atalanta (Allievi Nazionali, Primavera, Torneo di Viareggio e Trofeo Dossena, tra il 1991 e il 1993), ai suoi dieci anni di Juventus dal 1994 al 2004, con 5 scudetti più uno revocato, una Coppa Italia, quattro Supercoppe italiane, una Champions League, una Coppa Intercontinentale, una Supercoppa europea, senza dimenticare la finale persa di Coppa Uefa, l’Europeo Under-21 vinto con la nazionale, l’esperienza spagnola con il Villareal. Tacchinardi ripercorrendo la sua storia calcistica ha parlato di quanto importante siano aspetti diversi che consentono a pochissimi giovani che praticano calcio nei settori giovanili di arrivare in massima serie e in nazionale: sacrificio, carattere, passione, motivazioni, famiglia, talento.

“Un grande campione si vede quando c’è la capacità di superare i momenti negativi” ha detto Della Frera, anche in veste di medico sportivo, citando gli infortuni al ginocchio che ha patito lo stesso Tacchinardi, ma che non gli hanno impedito di fare una carriera di altissimo livello. Nella mezz’ora di racconto, il cremasco ora commentatore sulle principali reti nazionali, dopo un avvio di carriera anche come allenatore, non potevano mancare aneddoti legati alla Juventus, alle società cremasche, ma anche parole sulla stretta attualità calcistica: dal fallimento di società storiche, come la vicina Brescia, alla difficile situazione della nazionale azzurra, da tanti anni ormai fuori dal mondiale.

“Per arrivare in A ci vuole tanto sacrificio e tanta forza di volontà, non è facile e oggi è cambiato tanto – ha detto Tacchinardi – il mio consiglio è quello di non mollare, non pensare di essere arrivati, di avere grande umiltà, e avere anche un pizzico di fortuna nell’arrivare al momento giusto, al posto giusto e con la testa giusta. Quando io ho iniziato alla Juve– ha proseguito l’ex bianconero – c’era l’obbligo dei tre stranieri e quindi il giovane dovevi per forza farlo crescere ed aspettarlo. Ora non è più così, la Nazionale è in grossa difficoltà, nei club se un allenatore non vince va a casa, e non c’è tempo per aspettare i ragazzi”.

Ilario Grazioso

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