gli highlights del 1° aprile
per evitare i playout
Crema nel testacoda
con l’MGM 2000
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Charles Pickel è appena rientrato a Cremona dopo due impegni con la maglia della Nazionale della Repubblica Democratica del Congo, validi per la qualificazione alla Coppa del Mondo 2026. Due successi, il primo per 1-0 contro il Sudan del Sud, il secondo per 2-0 contro la Mauritania con tanto di gol messo a segno. Una grande soddisfazione per il centrocampista della Cremonese, che sta attraversando un ottimo momento di forma anche con la maglia grigiorossa. Dopo aver trovato poco spazio a inizio stagione, infatti, nelle ultime giornate Pickel ha saputo ritagliarsi molto più spazio, diventando un pilastro del centrocampo.
“L’esperienza con la maglia della Nazionale della Repubblica Democratica del Congo è qualcosa di enorme – ha raccontato oggi Pickel in conferenza stampa -. Per me è sempre una cosa bellissima giocare in Nazionale. La situazione in Congo non è sempre facile e riuscire a dare qualcosa alla gente congolese per me è qualcosa di grande. Sono sempre felice per quello che ho, che non è qualcosa di scontato. Faccio il calciatore e quindi conduco una bella vita, ne sono orgoglioso, perché c’è tantissima gente che desidererebbe avere questo. A livello calcistico, con la Repubblica Democratica del Congo stiamo vivendo qualcosa di grandissimo. Abbiamo vinto queste ultime due partite importantissime, contro Sudan del Sud e Mauritania, e siamo primi nel girone di qualificazione alla Coppa del Mondo 2026. Stiamo inseguendo un sogno e speriamo che arrivi, sarebbe qualcosa di grande”.
Sabato arriva allo Zini un Cittadella a caccia di punti salvezza. I grigiorossi vogliono dare continuità alle due ultime belle vittorie contro Catanzaro e Palermo.
“In questo finale di campionato dobbiamo ragionare di partita in partita – ha dichiarato Pickel -. Ci aspettano otto partite ancora di regular season e saranno tutte finali. Sappiamo che il Cittadella è una squadra molto pericolosa, che verrà allo Zini pronta a scendere in campo con tanto furore. Ma noi siamo pronti, sappiamo cosa fare e cercheremo di fare il meglio. Quella contro il Cittadella è una finale, una sfida simile a una finale playoff”.
La Cremonese si prepara ad un finale di stagione senza più soste. E’ necessario ripartire alla grande e Pickel è motivatissimo anche grazie al gol segnato alla Mauritania con la Nazionale.
“Sto vivendo un momento molto positivo anche con la Nazionale e questo aiuta tanto. Inoltre con la Cremonese nel periodo che ha preceduto la sosta abbiamo fatto bene e arriviamo al prossimo appuntamento di campionato molto carichi. Dovremo vivere questa ultima parte di stagione come se affrontassimo ogni volta una finale. La prossima partita è sempre la più importante e quella con il Cittadella sarà molto, molto difficile. I nostri avversari arriveranno carichi e agguerriti, non dimentichiamoci che il Cittadella da sempre è squadra che ci crea problemi. Ripeto, per noi è una finale e spero che la nostra gente ci dia una mano ad affrontarla”.
In Nazionale come sei impiegato dal Commissario Tecnico, ci sono differenze tra la posizione che occupi rispetto a quella in cui ti vediamo impegnato con la Cremonese? Quale lingua utilizzate all’interno del gruppo per comunicare?
“Parliamo lingala, che ho imparato grazie a mia mamma, oppure francese, ancora molto diffuso in Congo. Per quanto riguarda il ruolo non ci sono grosse differenze: con la Mauritania ho giocato da mezzala come capita con la Cremo. Altre volte è capitato di giocare da interno in un centrocampo a due. Non è la posizione che conta, ma ciò che dai quando sei in campo e io per indole, Nazionale o Cremonese, do sempre tutto me stesso. So di non essere il miglior giocatore del mondo, però solo io so quello che ho dentro e che voglio sempre dare alle mie squadre”.
Sulle piattaforme social è diventato virale il video girato in occasione della Festa del Papà, con i vostri volti stupiti nel vedere l’arrivo a sorpresa dei vostri figli al Centro Sportivo. Abbiamo avuto l’impressione di un gruppo unito…
“Noi siamo un gruppo unito da sempre che, come accade a tutti, può vivere momenti migliori o peggiori. Questo è un momento molto positivo e quel video dimostra chi siamo realmente sul lavoro ma anche nell’intimità della famiglia. E’ stata davvero una bella sorpresa vedere i nostri bambini in campo con noi per qualche attimo: la famiglia con la salute sono le cose più importanti per tutti”.
La Serie A è stata un’esperienza negativa per la retrocessione eppure importante e con risvolti positivi. Del gruppo di stranieri che arrivarono in quella stagione sei l’unico nell’attuale rosa: sei orgoglioso della riconferma con la Cremonese?
“Aver vissuto la Serie A è stato meraviglioso, soprattutto per chi come me non l’aveva mai assaporata. Non siamo riusciti a salvarci ma abbiamo imparato tanto e quell’esperienza ci sarà sempre d’aiuto. Adesso siamo in Serie B. Questa città mi ha sempre dato tanto e per questo vorrei dare alla nostra gente sempre di più. Lasciare la Cremonese dopo una retrocessione sarebbe stato irrispettoso: sono rimasto perché vorrei aiutare a portare la Cremo dove l’ho trovata, questo sarebbe importante”.
Hai conquistato il cuore dei cremonesi, come pensi di esserci riuscito?
“Rimanendo sempre me stesso, in ogni situazione. So di non essere perfetto, però do sempre tutto in campo: penso che in fondo sia questo ad aver creato il feeling con i cremonesi”.
Ad inizio stagione trovavi poco spazio, ora le cose vanno diversamente. Cosa è cambiato?
“Il mister fa le sue scelte sulla base di come vede la squadra e tutti i giocatori le devono rispettare. Adesso sono in un momento positivo e trovo più minuti. Io penso sempre che ognuno debba giocare al meglio quando gli viene data l’opportunità, perché non è detto che l’occasione successiva possa arrivare presto. Nel calcio cosa hai fatto ieri non conta più domani. Vale per tutti: ora pensiamo al Cittadella”.
Quanto si impara giocando accanto ad un campione come Vazquez?
“Io penso che dalle persone si impari sempre, anche da voi imparo. Giocare con Franco è qualcosa di incredibile, perché in campo fa cose che solo lui sa fare. Nello stesso tempo è anche vero che ogni giocatore deve essere se stesso: io non posso essere Vazquez, lui non può essere me”.