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Dalla carriera da giocatore all’avventura sulla panchina della Vanoli Cremona: Pierluigi Brotto si è raccontato a Basket&Co in un’intervista a cuore aperto. Il coach biancoblu ha ripercorso il suo percorso, dagli inizi con la Benetton Treviso alla scelta di Cremona, fino alla recente promozione a capo allenatore. Un’occasione per scoprire la sua visione di pallacanestro, il rapporto con i giocatori e la città, l’importanza della vittoria contro Trapani e il sogno salvezza.
C’è un filo conduttore nella carriera di Pierluigi Brotto, ed è la passione per il basket. Un legame nato da bambino, seguendo i compagni di scuola, e cresciuto fino a diventare una professione: “È stato un amore sincero e duraturo”, racconta il coach della Vanoli Cremona a Basket&Co (guarda la puntata).
La sua prima esperienza da professionista lo porta lontano da casa, a Campobasso, un impatto forte dopo la trafila giovanile con la Benetton Treviso. “Fu un momento di crescita, perché passare da una squadra importante come la Benetton e andare lontanissimo, andarci da solo fu un impatto duro e dovetti far mente locale su cosa significava, per cui mi ricordo quel momento”.
Giocatore versatile, da realizzatore puro si trasforma in un difensore solido e uomo squadra: “Facevo moltissimi punti quando ero ragazzino, poi quando andai alla Benetton mi dovetti riciclare, come come difensore e quella è diventata forse la mia caratteristica principale, quella di essere più difensore e uomo squadra che realizzatore. Mi sono adattato ed evoluto a quelle che potevano essere le esigenze di un basket più evoluto, professionistico”.
L’approdo alla Vanoli nasce quasi per caso. Brotto aveva già firmato con Montegranaro, ma un imprevisto riapre la porta di Cremona: “Mi allenai con la squadra, c’era un gruppo forte, un allenatore come Simone Lottici che mi piaceva per il suo modo di stare vicino ai giocatori. Ho accettato e non me ne sono mai pentito. Vincemmo subito il campionato e andammo in serie B. E da lì, dopo qualche anno di di campionati, ebbi la chiamata anche da altre squadre, però io mi trovo bene con l’ambiente. Per cui, di comune accordo. Mi proposero di fare anche l’allenatore delle giovanili con con un progetto per lunga scadenza e questo mi consentì di non inseguire soltanto la prestazione in campo, ma di essere a disposizione della società, sia come giocatore, che poi anche come allenatore”.
Dopo alcune esperienze lontano dalla Vanoli, nel 2019 il ritorno come assistente in Serie A: “Sono stato un tipo di giocatore che forse pensava più alla squadra e che dava e cercava di dare tutto in campo, cosa che alla gente di Cremona piace molto. Per cui la richiamata come assistente 5 anni fa per me fu un’occasione d’oro, perché poi si trattava di tornare a fare l’assistente in serie A, dove avevo lasciato qualche anno. Ma è e quindi proprio per il fatto che poi mi sono trasferito qui anche a vivere la comunità, di farlo praticamente a casa propria e al più alto livello possibile. Tutte le cose coincidevano per un matrimonio ancora felice e da lì, per fortuna, sta ancora proseguendo”.
A dicembre arriva la chiamata più importante: diventare capo allenatore della Vanoli Cremona. Una decisione accolta con emozione, ma anche con la consapevolezza della difficoltà del momento: “Avrei preferito non doverlo fare, perché significava che le cose con Cavina stavano andando bene. Ma non potevo tirarmi indietro, ho accolto la proposta perché pensavo di avere quelle caratteristiche, soprattutto umane, per poter dare una mano a questa squadra a risollevarsi da quella situazione”.
In poche settimane ha provato a cambiare l’approccio mentale della squadra, lasciandola più libera di esprimersi: “La pallacanestro di Gigi Brotto è una pallacanestro arrembante, incosciente, fatta di libertà, fatta più di scelte e di condivisione che non di cose preorganizzate – ha spiegato -. Secondo me la pallacanestro in questi ultimi tempi si è evoluta tantissimo, non si può pensare a una pallacanestro troppo pensata. Durante la Coppa Italia, un commentatore ha parlato della pallacanestro di oggi come un caos organizzato. Mi piacerebbe che anche noi facessimo questo tipo di pallacanestro, con grande energia difensiva, ma anche con grande intraprendenza in attacco”.
Nell’ultima parte di intervista coach Brotto è tornato sulla vittoria con Trapani e il momento finale con l’abbraccio con Aldo Vanoli e con Carlo Campigotto, prima di andare in mezzo ai tifosi: “Per la prima volta ho visto il pubblico e la squadra unirsi davvero – dice riferendosi alla festa dopo la vittoria -. Era una spinta reciproca, una connessione che può aiutarci tantissimo”.
E l’obiettivo è chiaro: “Mi auguro con tutto il cuore di salvarci. Sono totalmente preso da questo risultato, e voglio arrivarci in tutte le maniere”.
Cristina Coppola