Basket

Da Lupin a Robocop, il pagellone
"pop" della Vanoli Cremona

Jalen Cannon 7 – Un titano del pitturato, finché resta in campo le difese avversarie non riescono a concepire come un centro di “soli” 198cm possa essere così ingestibile dai pari ruolo ben più alti (ma non più grossi delle sue spalle). Per fermarlo è servita la rottura del tendine rotuleo, affrontata uscendo senza barella, ma per la sfortuna dello staff medico, scortato a braccio. Più di uno. Dal momento in cui non ha più potuto scendere in campo, è diventato l’uomo immagine di tutti gli eventi targati Vanoli tra sponsor e settore giovanile. Vip.

Paul Eboua 8,5 –  Così dominante in alcune gare, così in difficoltà in altre. I mezzi atletici a sua disposizione gli hanno permesso di sovrastare gran parte degli avversari, ma in alcune occasioni sembra il gemello impaurito e pasticcione. Quel che è certo, è la facilità con cui, dopo un roll andato bene, va a schiacciare. Non chiedete ai lunghi avversari di prendere rimbalzi offensivi in sua presenza, potreste ricordare traumi a malapena superati. Dr Jekyll.

Mirza Alibegovic 7,5 – Tra i più amati della tifoseria biancoblù per la sua capacità di accendersi nei momenti topici, quando infila la prima tripla, spesso la accompagna con delle altre come quando il giorno dello sgarro in una dieta ti ritrovi davanti ad un ricco buffet. Il tutto con una meccanica di tiro quasi incomprensibile, strana, a tratti brutta, eppure mortifera e improvvisa. Anticonvenzionale.

Andrea Pecchia 8 – La passata stagione di Pecchia è stato un calvario tra retrocessione e rottura del crociato, quest’anno ha dato prova che l’infortunio lo ha solo reso più forte, anzi, di gomma: il capitano biancoblù ha dato sfoggio di tutta la sua capacità nel prendere rimbalzi, buttarsi in penetrazione nel traffico e sopratutto cadere a terra senza danni collaterali. Michelin.

Lorenzo Caroti 8,5 – Il tuttofare della squadra, in un corpo che per statura non glielo permetterebbe, ma questo il nativo di Cecina non lo sa e lo fa lo stesso. Quando aveva la palla in mano poteva succedere di tutto: un palleggio arresto e tiro, un passaggio no look di “johnsoniana” memoria, ma anche tanta garra a rimbalzo nel trattico, se Lacey è il metronomo, lui è sicuramente stato il motore di tanti successi biancoblù. Calabrone.

Jonathan Tabu 6,5 – Sostituire Lacey in questa Vanoli era pressoché impossibile, ma lo era ancora di più tornare a Cremona dopo 10 anni e ricordarsi volti, luoghi e sopratutto l’italiano meglio della prima volta. La vera impresa di Tabu però è stata sicuramente prendersi la “simpatia” della tifoseria juvina in occasione del rinvio del derby di ritorno in campionato poco dopo il suo arrivo. Desiderato.

Davide Denegri 9 – A lungo si è detto e si dirà che “di certo nella vita c’è solo la morte” ebbene il detto va rivisitato: “Di certo nella vita c’è solo la morte e il canestro dopo un arresto e tiro in area di Davide Denegri”. Quando ogni schema saltava e il cronometro correva, arrivava il #11 con il suo marchio di fabbrica. MVP della finale promozione, tiratore affidabile dalla lunetta e perenne pokerface con il ghiaccio nelle vene. Mietitore.

Trevor Lacey 8 – Arrivato come giocatore di esperienza e carisma, cosa che effettivamente è stato, coach Cavina di mese in mese ha dovuto fare a meno per i suoi infortuni alternati a grandi prestazioni, trovandosi così un cyborg più uomo che macchina: qualche stop di troppo ne ha minato la presenza, non il rendimento, quando uno strappo muscolare o una mano rotta sembrava costringerlo a dare forfait, torna qualche settimana dopo con un canestro sulla sirena. Nella serie finale ha giocato praticamente a mezzo servizio e senza correre, eppure quando la palla scottava, era nelle sue mani. Robocop

Matteo Piccoli 8,5 – Faccia da bravo ragazzo, una laurea in economia aziendale, youtouber in erba e il sogno di scrivere un libro. Non stiamo parlando del prossimo candidato alla presidenza degli Stati Uniti, ma del ministro della difesa della Vanoli. Si perché quando Piccoli scende in campo si infiamma, diventa un francobollo odioso, in grado di annullare l’avversario e rubare palloni su palloni, il più delle volte a insaputa degli altri. MVP di Coppa Italia e incubo peggiore di Adrian Banks, dopo la serie a Bologna l’ex Treviso ha denunciato alle forze dell’ordine numerosi scippi che lo hanno visto vittima del buon Piccoli che in tutta risposta gli ha rivelato di essere stato il suo fan numero 1 da ragazzino. Lupin.

Joseph Mobio 7,5 – Da regolamento sarebbe vietato giocare con le ali, eppure il lungo il più delle volte ha dimostrato di saper occultare bene le sue, volando così ad altezze siderali. Quando non volava poi, inanellava triple ammazza-gara, senza contare l’apporto difensivo: più stoppate lui in stagione che mosche ammazzate in una giornata di mezza estate. Buzz Lightyear.

AJ Pacher 8 – Dopo una prima parte di stagione in A1 con Trieste (che tra l’altro è retrocessa in A2) ha visto comparire in cielo il “Pacher segnale” lanciato dalla Vanoli ed è corso in aiuto dei biancoblù. Non ha solo egregiamente rimpiazzato Cannon, ma dopo essersi inserito alla perfezione nello spogliatoio, ha plasmato il gioco a sua immagine.  Educato e gentile con pubblico e compagni, spietato contro le difese avversarie con la stessa semplicità con cui passava dal parlare in inglese all’italiano. Pistolero in gara 3 contro Forlì, nel suo guardaroba oltre ai numerosi premi da top scorer, ha gadget di ogni tipo per distruggere la difesa: il post basso, il rilascio morbido ad una mano, il tiro dalla lunga distanza e dalla media. Batman.

Kevin Ndzie 6 – A 20 anni nello sport italiano è difficile emergere, sopratutto durante una stagione vincente. Ndzie ha avuto anche la “sfortuna” di approdare in una formazione oltre che attrezzata per vincere, anche lunghissima nelle rotazioni. Nelle sporadiche apparizioni però il giovanissimo lungo è stato spronato dal pubblico di casa e dai compagni per non sprecare i minuti, spesso secondi, a sua disposizione. Mascotte.

Tommaso Vecchiola, Filippo Gallo, Giacomo Zanetti, Filippo Galli, Mauro Zacchigna s.v – I giovani terribili della Vanoli Young, a roster anche in Serie A2, hanno visto solo alcuni e in modo quasi impercettibile il campo. I 4 si muovevano e agivano sempre insieme, quasi all’unisono, alla ricerca di compiti utili alla squadra e di insegnamenti dal saggio maestro Splinter Demis Cavina. Tartarughe Ninja

Demis Cavina 9 –  Puntiglioso, permaloso, maniacale ed esigente. Ma ha anche dei difetti. Un vero e proprio sergente di ferro, ma sotto sotto buono come il pane, che ha saputo fin da subito coltivare le potenzialità di un gruppo giovane e ambizioso fino allo storico traguardo del triplete. Si dice che a promozione ottenuta sia andato in spogliatoio a chiedere un pressing difensivo prima della linea di metà campo già per la prima gara di A1. Insaziabile.

Lorenzo Scaratti

 

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