Vanoli, un triplete costruito
grazie al gruppo e alla difesa
Quando la Vanoli Cremona è scesa in A2, tra scettici e addetti ai lavori erano pochi quelli a pensare che il calvario durasse solo una stagione.
Davanti ad una serie di contender alla A1 come Cantù e Treviglio, le piazze storiche di Torino e Bologna, la seconda categoria del basket italiano della stagione appena terminata sembrava un mare pieno di squali.
Il percorso dei biancoblù è stato chiaro fin dall’inizio, quando a settembre il duo Conti-Cavina (probabilmente i veri artefici materiali della promozione, grazie al supporto di Aldo Vanoli) ha messo già in bacheca il primo trofeo dell’anno.
Sotto il lato tecnico la difesa è stato un mantra: non solo in campo, dove in più di una occasione le formazioni avversarie smettevano di segnare per lunghi minuti, ma anche fuori dal campo.
Cremona è stata a lungo considerata durante la stagione regolare come una delle forti, ma non abbastanza per la promozione o addirittura talmente forte da dover vincere a tutti i costi. Davanti si pensava avesse formazioni che sulla carta fossero più attrezzate, come Cantù, sconfitta in semifinale da Pistoia e relegata ancora in A2, e la stessa Forlì, annientata in sole 3 gare.
Un roster giovane, da sempre descritto dallo stesso Cavina come dotato di “ampi margini di miglioramento” che è cresciuto dopo ogni successo, ma anche dopo i vari ostacoli: ad inizio anno Cannon doveva essere il perno, insieme a Lacey, dello spogliatoio e del gioco.
Il primo ha chiuso la stagione anzitempo per la rottura del tendineo rotuleo, il secondo ha avuto non pochi problemi fisici che ne hanno minato la presenza (ma non l’efficacia).
In molte occasioni, quindi a fare la differenza sono stati prima di tutto gli italiani (basti vedere la Coppa Italia vinta con il solo Pacher in campo che ha prodotto però zero punti), anche se il vero punto di forza della Vanoli è stato l’apporto di tutta la squadra e non di un solo giocatore in particolare.
Nei playoff poi i biancoblù hanno raggiunto la piena maturazione, quella tanto messa in dubbio durante la fase ad orologio. 3-0 con Agrigento, 3-1 con Bologna quando la formazione di coach Cavina ha sofferto solo in gara 3, salvo poi quasi zittire un palazzetto come il PalaDozza e il capolavoro con Forlì.
La formazione seconda classificata del tabellone oro è stata forse la vera nemesi della Vanoli: 1-1 negli scontri diretti nella stagione regolare, entrambi vinti nelle rispettive trasferte.
Per la compagine cremonese, però, Forlì era nel destino già ad inizio anno: la Unieuro Arena è stata teatro del primo titolo del triplete, la Supercoppa, e sempre Forlì è stata l’avversaria finale da battere prima di ritornare in A1.
Lorenzo Scaratti