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"L'Italia chiamò", il libro che
racconta i medagliati di Tokyo

Scritto dai giornalisti Carmelo Lentino e Roberto Messina, “L’ITALIA CHIAMO’! – 40 medaglie olimpiche, il nostro sport segna la rinascita”, (Academ Editore, pag. 208, euro 30) è il davvero pregevole volume in uscita per Academ editore, che celebra la “ripartenza” dell’Italia dopo la pandemia da Covid-19, approfondendo il ruolo dello sport e la sua importanza sociale in un Paese sempre più multietnico ed integrato come il nostro.

Con la prefazione del Presidente del Coni, Giovanni Malagò, presenta il profilo di tutti gli atleti medagliati alle recenti Olimpiadi di Tokyo 2020, tra cui anche i cremonesi Fasuto Desalu e Valentina Rodini. Nel libro anche i loro ritratti originali ad acquerello, meravigliosamente tratteggiati nel “gesto atletico” dal delicato pennello dell’italo-argentino Bruno Morello.

Le Olimpiadi di Tokyo hanno costituito una boccata d’ossigeno, un temporaneo e mediato, ma pur tuttavia ristoratore, ritorno alla normalità, dopo un anno e mezzo di pandemia, di guerra contro un nemico invisibile, che sul campo ha lasciato oltre sei milioni di morti. Una “tregua olimpica”, la stessa che i greci chiamavano ἐκεχειρία, che significa “le mani ferme”, una festa dei popoli e degli individui cui hanno partecipato 206 Paesi, 11.656 atleti, dei quali 5.893 uomini e 5.763 donne, che si sono misurati in 46 discipline sportive e 339 gare.

Il presidente del Coni, il Comitato olimpico italiano, Giovanni Malagò, nel fare il bilancio delle Olimpiadi di Tokyo, e nello scrivere la prefazione al libro, ha sottolineato che: “noi italiani nei momenti complicati ci esaltiamo e cacciamo fuori il meglio di noi stessi. Abbiamo reso felice un Paese. La responsabilità era grande. È la prima volta che l’Italia ha vinto almeno una medaglia in ognuno dei giorni di gara dei Giochi, e questo è un record assoluto che al massimo si può eguagliare”.

“È un’Italia multietnica e super integrata. Abbiamo portato – dice Malagò – per la prima volta atleti provenienti da tutte le regioni e province autonome d’Italia e portato atleti nati in tutti e cinque i continenti”. E ha aggiunto: “lo sport non è mai fine a sé stesso, e ancor di più in questo momento: per questo gli azzurri non vedevano l’ora di sventolare il tricolore sul podio. Sono davvero fratelli e sorelle d’Italia”.

“A Tokyo – si legge nella nota di presentazione del volume -, in quei 15 giorni, lo sport ha unito tutti in modo chiaro e conciso, senza fraintendimenti, senza dire una parola, nel segno del piacere estetico che un grande gesto atletico può regalare, e in termini più generali, per voglia di normalità, salute fisica e mentale, per irrorarsi di endorfine, per respirare finalmente a pieni polmoni”.

 

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