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Vialli e gli anni al Vacchelli, la prof:
"Vivace ma garbato, era la sua cifra"

“Lo ricordo come uno studente molto vivace, di una vivacità sempre garbata e che riusciva a contenere: era quella la sua cifra, il suo stile”. A tracciare il ritratto di Gianluca Vialli adolescente è Carlisa Santini Bassanetti, la professoressa di Lettere che lo ebbe come allievo all’istituto Tecnico per geometri Vacchelli. Solo un paio d’anni, perchè come noto Gianluca abbandonò – con rammarico – gli studi per dedicarsi a quella carriera che lo avrebbe portato ai massimi livelli a cui un calciatore può aspirare, arrivando ad ottenere il diploma nel luglio del 1993, da privatista, quando era ormai una stella della Juventus e della Nazionale. Ottenendo tra l’altro la seconda migliore votazione tra i privatisti.

Un’insegnante austera, come lei stessa ammette ricordando però che in quel finire di anni Settanta – inizi Ottanta, ai Geometri c’era un bel mix tra professori con aura di grande severità e altri decisamente più guasconi. La memoria di quel particolare studente è ancora molto viva: “Era un ragazzo con un’intelligenza senza dubbio brillante. Ho ancora presenti i suoi temi,  che contenevano sempre degli spunti molto originali, oltre al fatto che si distinguevano perché aveva una padronanza nella lingua e nell’esposizione che oggi è rara cosa tra chi frequenta un istituto tecnico. Nel corso dei miei anni a scuola, ho avuto come studenti anche altri calciatori, ma nessuno che si distinguesse per queste caratteristiche”.

Dunque, “aveva un’intelligenza viva, brillante ma unita a uno stile personale sempre molto garbato, di una vivacità che non era mai esagerata o che scadesse nella maleducazione”.

Un ragazzo in gamba insomma, che a 15 anni sapeva distinguere i diversi contesti e quindi calibrare la sua esuberanza. E difatti a farne un ritratto molto differente da quello della sua insegnante, sono stati alcuni giorni fa gli ex compagni di classe riuniti per le telecamere di RepTv davanti all’Istituto di via Palestro: “Una volta dopo l’ora di ginnastica, nel pomeriggio, si è presentato in classe in accappatoio e ciabatte. Aveva pure lo shampoo in tasca!”, ha ricordato ad esempio Carlo Malvezzi, oggi consigliere comunale. C’è chi ricorda quell’altra volta in cui arrivò in classe vestito con camicia a fiori, bermuda e ciabatte, forse perchè i genitori li avevano portati a casa dopo una vacanza ai Caraibi; e chi lo descrive come un ottimo portiere, l’unico ruolo che gli era consentito di avere nelle partitelle a calcio, nelle ore  di educazione fisica.

Le ultime parole sono quelle di Carlo Coriselli, che nel 2013 aveva organizzato una cena per il trentennale del diploma, a cui arrivò, di sorpresa, anche Gianluca: “Anche da ragazzo aveva questo carisma da leader, una grande forza aggregante, un’intelligenza fine, bravo ma anche umile, ed è rimasto così anche quando era diventato famoso, sempre lo stesso del 1978”. gb

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