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L’olimpionico Marco Villa
allo Sraffa di Crema

Dopo la testimonianza di Lorenzo Bulloni, un altro momento di confronto allo Sraffa, per parlare questa volta di temi legati allo sport, al suo valore educativo e formativo, alla capacità di migliorare le relazioni in un gruppo, prerequisiti per raggiungere i successi, ma anche per gestire le delusioni e le sconfitte. Ospite il Commissario tecnico della nazionale di ciclismo su pista, Marco Villa, oro olimpico a Tokyo e oro ai mondiali di Roubaix. Affiancato dal docente di religione Antonio Armensi, il tecnico nativo di Abbiategrasso, ma da anni montodinese d’adozione si è intrattenuto con due classi in aula polivalente e con diverse altre classi della sede Sraffa e della sede associata Fortunato Marazzi, collegate dalle rispettive aule. Come si vince un oro olimpico? Partendo da questo interrogativo, il ct azzurro ha ripercorso le tappe che dal rinnovamento dell’intero movimento del ciclismo su pista italiano, passando per la pandemia, ha portato maggiore sicurezza e convinzione tra gli atleti, con il compito dell’allenatore che è quello di migliorare, atleticamente e psicologicamente la squadra.

“Una delle difficoltà maggiori per un allenatore è quella di dover escludere qualcuno”, ha detto agli alunni Marco Villa, evocando il cammino preolimpico svolto con un team più numeroso, che nell’approssimarsi alla partenza giapponese, necessariamente ha costretto il tecnico a lasciare qualche componente in Italia. “La cosa più bella è aver visto i ragazzi esclusi che nel giorno della vittoria, non solo hanno gioito insieme ai compagni che la medaglia l’avevano al collo, ma li hanno sostenuti a migliaia di chilometri di distanza, nelle chat e con le chiamate”, ha commentato Villa, che già punta alle prossime olimpiadi di Parigi. “Il gruppo è come una famiglia, e questo ha fatto sì che la maglia azzurra indossata, non rappresenti solo un obiettivo individuale, ma diventa un obiettivo di squadra, oltre ad essere elemento essenziale per valorizzare il ciclismo su pista”.

L’aver inserito nella squadra un giovane non è stato semplice, dice poi Villa, con riferimento alla convocazione di Jonathan Milan e questo offre l’occasione per una divagazione calcistica: “Il calcio lavora poco sui giovani, manca dalle Olimpiadi dal 2008, e le recenti esclusioni dai mondiali si può spiegare anche così. Per quanto mi riguarda – conclude l’ex pistard – cerco di far crescere i giovani e riportare la passione per la maglia azzurra, cercando con i comportamenti, di dare segnali importanti, sia nelle vittoria, che nella sconfitte”.

Per il prof. Armensi che ha gestito le domande dei ragazzi, “assistiamo spesso in televisione a programmi nei quali si veicola un messaggio per il quale l’importante diventa squalificare l’altro, nello sport invece, come testimonia Marco Villa, l’esempio dell’oro della squadra di ciclismo su pista, dimostra come la squadra è importante ed un allenatore può essere anche un educatore”. Soddisfazione da parte della dirigente scolastica Roberta Di Paolantonio, per la quale incontri come quelli proposti nelle ultime settimane, sono particolarmente interessanti per i giovani, che hanno bisogno sempre più di testimonianze positive e di poter vedere come il successo si può raggiungere, ma per ottenerlo sono necessari impegno, dedizione, rispetto delle regole.

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