Calcio

Ritratto di Antonio Scamoni, il cremonese che lanciò il calcio in Italia

di Marco Bragazzi

L’inizio di una storia italiana quasi dimenticata, quella del calcio. Antonio Scamoni indossa una elegante cravatta con una vistosa pochette nel taschino, lo sguardo tranquillo e la sua giacca portata “a pennello” lo fanno sembrare pronto per partecipare ad una elegante cena. A ben vedere i pantaloncini corti sopra il ginocchio, i calzettoni e le scarpe sportive offrono un profilo un po’ eccentrico per una formale cena, ma in quella foto il cremonese Antonio non era di certo pronto a sedersi in maniera pasciuta a tavola, anzi, doveva cominciare a correre per arbitrare una partita di calcio.

Altri tempi, altro calcio, una etichetta formale nell’abbigliamento e nel rispetto delle regole che investiva gli arbitri ma anche i giocatori, basti pensare alla Pro Vercelli che scendeva in campo ad inizio XX secolo per le presentazioni con un elegantissimo trench bianco “all’inglese”, quasi a rimarcare l’origine isolana del gioco.

Antonio Scamoni era nato a Cremona nell’anno, il 1886, in cui veniva a mancare Amilcare Ponchielli, cremonese destinato a fare la storia della musica, mentre il neonato Antonio sarà destinato a far nascere “il miracolo” del calcio. La storia di due forme di espressione è il filo comune che lega il protagonista di un’arte già allora diffusa in tutto il mondo e il pioniere nello sport che presto si diffonderà in tutto il mondo. La passione di Scamoni per il calcio comincia fin da giovanissimo, a Cremona alla fine del 1800 non si giocava a football, almeno non formalmente, la US Cremonese verrà fondata nel marzo del 1903 e, per circa un decennio, seguirà altre discipline sportive. Antonio poco più che bambino si appassiona subito a quello sport arrivato dall’Inghilterra e, già ad 11 anni, è in collegio in Friuli a tirare calci correndo su e giù in un prato verde. Il ragazzo nato all’ombra del Torrazzo capisce che quello sport, quasi estraneo al resto dei coetanei, può rivelarsi una sorta di enorme fucina per lo sviluppo di un fenomeno che non era solo sportivo ma he poteva diventare anche aggregatore sociale.

La sua carriera come giocatore segue quella negli studi, ai tempi della scuola entra in campo e diventa anche segretario dell’Ivrea, stiamo parlando dei primi anni del 1900 quando le trasferte si facevano – quando si facevano – con mezzi di fortuna, per poi passare come ala sinistra alla Associazione Goliardica del Calcio di Pavia con il suo trasferimento alla Università di Pavia lo riporterà in Lombardia. Scamoni è lungimirante, acuto e preparato, durante il periodo lombardo diventa anche parte dell’organigramma del Milan Football and Cricket Club del capoluogo, offrendo una visione “multicasacca” ma sempre integerrima al neonato movimento calcistico italiano. Oggi i calciatori si trasferiscono da varie città fino a nazioni diverse seguendo una formula legata alle esigenze dei club, più di un secolo fa invece funzionava il concetto di prossimità, ovvero finita l’università e cominciato il lavoro come avvocato Antonio finisce a Torino e, seguendo quel concetto di prossimità, esattamente il 23 novembre 1909 entra a far parte della Juventus FC di cui diventerà anche segretario.

La carriera del cremonese nel nascente mondo del calcio è incredibile, Antonio si distingue soprattutto per una visione che integri nuove regole condivise e formule più chiare sulla base del crescente interesse che il gioco del calcio aveva in tutta Europa. Per fare questo a soli 24 anni viene nominato arbitro federale, carriera parallela a quella da manager-calciatore come diremmo oggi, dato che ai tempi era normale che un team calcistico proponesse una persona come arbitro, percorso “difficilmente” attuabile oggi. Dal 1912 diventa addirittura segretario della Federazione Italiana Gioco Calcio, oltre al ruolo di Presidente della Commissione Tecnica Nazionale, ruolo che gli verrà assegnato quasi “per acclamazione” e che oggi è quello del Commissario Tecnico della Nazionale. Come arbitro dirigerà l’incontro alle Olimpiadi di Parigi del 1924 tra Svizzera e Lituania, incontro facile, dato che gli elvetici si imposero per 9 a 0.

Scamoni farà una carriera incredibile nel mondo del football senza però dimenticare la città che gli diede i natali tanto che, nel 1913 è già socio onorario della US Cremonese e potrebbe anche essere che lui, incontrando ad inizio secolo quel gruppo di ragazzi che si erano riuniti al ristorante “La Varesina” in piazza Sant’Angelo il 24 marzo 1903, abbia raccontato cosa e come era il calcio di allora, ovvero la storia di una storia ormai dimenticata ma in grado di appassionare i soci della US Cremonese. Nel 1948 la Federazione Italiana Gioco Calcio dette onore al lavoro del cremonese Scamoni con il titolo di “pioniere del calcio”, titolo più che mai azzeccato per colui che, partendo dal Torrazzo, ha contribuito a far nascere e crescere il calcio in Italia.

 

 

 

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