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Vialli non dimentica Cremona:
'Sono stato così male, in un certo
senso penso che dovrei essere lì'

(foto Sessa)

“Mi sono sentito così male a leggere che le persone morivano in ospedale senza i loro cari. E’ una tragedia”. Sono state queste le parole che Gianluca Vialli ha affidato al Guardian in una lunga intervista (qui l’articolo completo) in cui ha parlato della sua lotta alla malattia, ma anche dell’emergenza coronavirus che ha colpito anche e soprattutto Cremona: “Per me è stato difficile perché vengo da Cremona, la città probabilmente con il più alto tasso di mortalità nella regione. In un certo senso sento che dovrei essere lì con la mia gente.”

Vialli racconta quindi delle sue giornate londinesi: “Stare a casa a Chelsea non è un problema. Posso lavorare da remoto e camminare nel parco. Mia moglie e le mie figlie sono qui ed è fantastico essere con loro 24 ore al giorno tutti i giorni”. “Non ho perso nessuno qui in Inghilterra – prosegue – e in città conosco solo due persone risultate positive. Ma a Cremona è diverso: ci sono solo 80mila abitanti contro i 6 milioni di Londra: lo senti maggiormente in un posto più piccolo”.

Tornando alla sua malattia, l’ex bomber, tra gli altri, della Cremonese ha confidato: “”I miei amici, persone che erano a conoscenza della mia condizione, mi hanno detto: ‘Dai, vincerai questa battaglia. Puoi sconfiggere il cancro’. Ho sempre pensato di non voler combattere il cancro, perché è un nemico troppo grande e potente, ho sentito tutto questo come un viaggio. Si tratta di viaggiare con un compagno indesiderato fino a quando, si spera, non si annoi e muoia prima di me”.

“Ora – ha aggiunto – so che è necessario liberare il dolore. Non ero particolarmente bravo a mostrare le mie emozioni e ho tenuto le cose dentro. Non è un bene. Ora mi rendo conto che ogni volta che voglio piangere, piango. Non c’è vergogna. E se vuoi ridere, ridi. Cerco di non piangere di fronte a persone che potrebbero diventare molto emotive. Provo a piangere da solo. Quando sono in un posto confortevole, non tengo nulla dentro. L’ho appena fatto uscire e dopo mi sento meglio”.

Vialli, racconta anche delle difficoltà avute a parlare del suo male: “Senti che stai deludendo qualcuno, come i tuoi genitori. Non vuoi che i tuoi genitori ti vedano soffrire così tanto. Sono sempre stato percepito come un ragazzo duro. Un ragazzo forte con molta determinazione. Non essere in quella posizione mi rendeva inquieto. Non volevo essere visto come un povero ragazzo con una malattia. Ecco perché non l’ho condiviso ampiamente per 12 mesi”.

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