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Madignano, calcio e giovani
Incontro con Braida, Condò
e gli ex calciatori Carbone e Antonini

Cittadini e appassionati di calcio ieri sera nella sala Capriate di Madignano, hanno partecipato all’incontro promosso dalla Polisportiva Madignanese, in collaborazione con altre realtà associative del paese, la Pergolettese e il Consorzio Arcobaleno di Crema. La serata patrocinata dalla locale amministrazione comunale ha visto quali ospiti figure di primo piano del panorama calcistico nazionale e del mondo del giornalismo: Paolo Condò, noto opinionista Sky e componente della giuria che assegna il Pallone d’oro, Ariedo Braida già direttore sportivo di Milan e Barcellona, l’ex calciatore Angelo Carbone, ora direttore responsabile del settore giovanile del Milan e Luca Antonini, un presente da procuratore sportivo ed un recente passato di calciatore di serie A.
Tra il pubblico, oltre al patron giallobù Cesare Fogliazza, il responsabile del settore giovanile del Monza Angelo Colombo, l’ex calciatore della Juventus Raffaele Palladino e diversi volti noti del calcio dilettantistico del territorio. La serata è stata moderata da Adriano Franzoni ed Elisa Zizioli, ex protagonista del calcio in rosa con Atalanta e Brescia.

Allenatore delle prime squadre professionistiche e allenatore delle squadre giovanili: per Paolo Condò, occorrerebbe una sorta di separazione delle carriere , perché il primo persegue la vittoria a tutti i costi, il secondo deve puntare alla formazione completa del giocatore in quanto persona. Con i due moderatori che sollecitano gli ospiti sul tema dei settori giovanili, il riferimento ai modelli di Ajax e Barcellona è continuo: Angelo Carbone parla di quella italiana, come una cultura diversa nel calcio giovanile, ricordando però che nel Milan più vittorioso di sempre, molti protagonisti erano stati prodotti proprio dal settore giovanile e, restando alla società rossonera, si sottolinea come nonostante le alterne vicende della prima squadra anche nell’ultimo periodo diversi i giovani del vivaio, su tutti il portiere Donnarumma. Per Antonini, che ha vissuto 7 anni nel settore giovanile del Milan, quando in società c’era ancora Braida: “Mi hanno trattato come un figlio, insegnandomi le regole. Dopo il ritiro ho voluto vedere dal vivo la realtà del settore giovanile dell’Ajax lì non ho visto in giro un genitore al campo, e tutti, dai piccoli, hanno lo stesso modo di giocare”.

Non utilizza mezzi termini Braida, forte di una vita nel calcio evidenzia come oggi quando i ragazzini arrivano nelle società importanti, assumono una dimensione che li porta a sentirsi già arrivati, con responsabilità che l’ex dirigente attribuisce anche ai media e al comportamento dei genitori. A tal proposito ricorda  Sergio Vatta, storica figura del settore giovanile granata, che provocatoriamente andava dicendo, “chi gioca a calcio dovrebbe essere orfano”, a sottolineare l’eccessiva pressione dei genitori sui figli, in termini di attese. E Braida aggiunge: “In Italia e in Spagna i genitori vivono alle spalle dei figli che giocano, riponendo su di essi tutto, dal futuro al benessere, perché quando si arriva nelle grandi società, anche da piccoli si comincia a guadagnare e la bramosia di denaro dei genitori spesso rovina il resto”. Conclude Braida: “Oggi anche un cretino può avere successo, questo evidentemente allontana i giovani dal sacrificio ed a volte il mondo del calcio porta fuori strada”. Per Braida, dopo lo studio, la lealtà, in campo e fuori deve essere sostenute nei settori giovanili: “Quando ero al Milan in occasione dell’incontro per gli auguri di Natale, ricordavo ai ragazzi e alle loro famiglie quali erano gli obiettivi sui quali prestare attenzione: prima di tutto lo studio”, perché chi opera nel calcio in quelle categorie è prima di tutto un educatore.

Da Carboni ad Antonini si ripercorrono le storie personali, con i ricordi dei tecnici delle giovanili, figure discrete, che sapevano far crescere i giovani, sia dal punto di vista tecnico che comportamentale. “La qualità di un allenatore professionista si misura dal palmares, ma la qualità di un tecnico delle giovanili dovrebbe essere associata alla qualità e quantità di ragazzi da loro formati e portati nel massimo campionato” dice Condò, per il quale resta fondamentale il settore giovanile. Ma il giornalista evidenzia un rischio, sempre presente: quando un ragazzino comincia ad essere pronto per la prima squadra, non essendoci più vincoli spesso va altrove, sedotto dal guadagno facile.“Occorre instillare il senso di appartenenza che è la chiave di tutto”, concordano i presenti.

Braida ricorda  il suggerimento fatto a Costacurta appena giunto in Federazione: sostenere la formazione degli istruttori, perché nel mondo attuale è necessario avere determinate conoscenze per fare un buon lavoro con i piccoli. La serata è poi proseguita tra aneddoti, rapporti tra le società dilettantistiche e quelle professionistiche e l’interrogativo di fondo: il calcio è ancora lo sport più bello del mondo? Per il giornalista Condò, l’aspetto romantico della genuinità di un calcio giocato in mezzo alla strada è quello che manca, ma questo è un altro discorso.

Ilario Grazioso

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