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Lega Pro: sicurezza allo stadio
Segre: 'Qualche tifoseria più
accesa. Vero rischio è fuori'

La Serie C è il terzo livello del campionato italiano di calcio, il più basso a carattere professionistico, ma richiede comunque una differente messa a norma degli stadi – rispetto alle categorie dilettantistiche – e un lavoro più serrato in materia di sicurezza. “Modifiche richieste dalla FiGC”, come spiega il vice questore Daniel Segre.

“Abbiamo, in questa serie, qualche tifoseria più accesa (Lecco, ProPatria, Como ndr), con un certo blasone e un certo grado di rivalità. Non destano comunque troppa preoccupazione – aggiunge – Per altro quasi tutte sono già state a Crema. Certo alcune partite saranno più a rischio di altre, specie se il campionato dovesse rivelarsi combattuto”.

Ad aiutare il lavoro della polizia ci pensa la normativa della Lega Pro: steward allo stadio e biglietto nominativo. Vi sono poi, di supporto, gli adeguamenti della struttura stessa, già dotata di un sistema di videosorveglianza capillare. Inoltre, il Voltini in questi mesi è stato oggetto di ristrutturazione e adeguamenti per un importo complessivo di 220.000 euro, utilizzati per la rimozione dell’amianto, la posa di seggiolini nel settore distinti e della gabbia di regolazione del flusso di spettatori all’ingresso della curva ospiti e l’ammodernamento dei bagni. All’appello manca ancora l’adeguamento dell’illuminazione delle torri-faro, per la quale il Comune è in attesa dei preventivi.

“Sicuramente per le partite più ‘calde’ si verificheranno ripercussioni sulla circolazione”: le forze dell’ordine chiuderanno, già un’ora prima del fischio d’inizio, le vie De Gasperi e Libero Comune per mantenere seprati i flussi dei tifosi casalinghi da quelli ospiti. Ma più che dentro, il rischio è all’esterno, anche lontano dallo stadio. Infatti gli ultras tendono a darsi appuntamento nei locali periferici, mettendo a rischio anche avventori ignari della partita.

La differenza, dunque, la fanno i tifosi con il loro comportamento: “Abbiamo avuto, in questi anni di lavoro, rapporti a volte altalentanti con la curva. Il nostro dovere è vigilare, ma non capisco perché non si possa godersi una partita senza cercare lo scontro. La mentalità ultrà – continua Segre – è mirata alla difesa della città. Quello che ancora non hanno capito è che nessuno sta cercando di conquistarla. Il tempo della Serenissima e del Barbarossa – scherza – è finito da un pezzo”.

In realtà la curva ‘cannibale’ non conta molti elementi di questo tipo. “La speranza è che anche loro possano maturare, anche perché la normativa è diventata severa in materia: si va dal daspo (fino a 10 anni), all’obbligo di firma, fino alle multe salate e alla galera. Vale la pena rischiare di rovinarsi la vita per una partita di calcio? Io credo di no”. I rapporti tra tifosi e forze dell’ordine si era inasprito anche a fronte della mancata possibilità di acquistare alcolici all’interno dello stadio: “Una decisione che dipende totalmente dal questore e che comunque si è rivelata esatta. Abbiamo notato un calo dell’aggressività da quando gli alcolici sono stati vietati. Ma molto dipende dall’approccio del tifoso alla partita: se non si cercasse ad ogni costo lo scontro si potrebbe arrivare a quella che era l’utopia dell’osservatorio sui manifestazioni sportive come stadio senza barriere”.

Il vice questore si dice comunque soddisfatto del lavoro svolto in questi anni, in concerto con le società calcistiche e le Amministrazioni comunali che si sono succedute. La mentalità ultrà può cambiare? “Può essere. E’ cambiata molto negli anni, con e senza infiltrazioni politiche. Chi può dirlo?… Ma magari in futuro non si andrà neanche più allo stadio e vedremo le partite in 3D direttamente da casa”.

Ambra Bellandi

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