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Ale Bastoni folgorato da Conte
(e viceversa): resta all'Inter
per giocarsi un posto

Ovviamente le pressioni sono diverse all’Inter rispetto a quelle di Parma, ma andando verso i 21 anni Alessandro ha l’occasione di una vita: troppo grande la chance, e troppo intelligente Bastoni, per farsela sfuggire.

Le luci a San Siro, quest’anno, si accenderanno anche per Alessandro Bastoni. Che, evidentemente, il nerazzurro ce l’ha addosso, come colore del destino. Svezzato dall’Atalanta e dopo una stagione in prestito più che positiva, vissuta quasi sempre da titolare, con la maglia del Parma in serie A, il difensore classe 1999 di Piadena sembrava pronto a mettersi a disposizione, come pedina di mercato, per la causa dell’Inter, club che ne detiene il cartellino. E invece, alla fine, è stato Antonio Conte in persona – ex ct della Nazionale Italiana e uomo sul quale si fonda il rilancio del club nerazzurro di Milano – a bloccare Alessandro alla casa madre.

“Non ragionare da riserva, perché io non guardo alla carta d’identità e al curriculum” avrebbe detto Conte a Bastoni in un primo approccio. Dopo di che il nuovo mister dell’Inter avrebbe rimarcato un altro aspetto, in questo caso più tecnico: Alessandro è l’unico mancino della cerchia di difensori a sua disposizione. Così Bastoni, che sembrava essere il “sacrificato” nell’affare Barella (al Cagliari il difensore piadenese piaceva eccome, e poteva essere una chiave di volta per l’Inter per arrivare al mediano azzurro, che con Alessandro ha condiviso peraltro la sfortunata esperienza dell’Europeo Under 21), rimarrà a Milano. Con orgoglio e magari qualche chance. Perché? Ve lo spieghiamo di seguito.

Nel caso non bastino le parole di stima di Conte verso Bastoni sopra riportate, sappiate che l’ex ct ha sempre costruito le sue squadre partendo dalla difesa a tre. E con due giocatori per ciascun ruolo. Ora, a logica, i titolari dovrebbero essere Godin, appena arrivato all’Inter anche se l’accordo c’era da gennaio, e i riconfermati Skriniar e De Vrij. Dietro di loro troviamo Miranda, Ranocchia e appunto Bastoni. Alessandro è davvero il sesto della gerarchia? Sulla carta sì, parte dietro, ma se saprà farsi valere, ecco che Miranda (per età) e Ranocchia (per parabola discendente) non sembrano così insuperabili. E poi c’è quella frase di Conte: “Sei l’unico mancino che ho”. Alla Juventus scudettata di Conte, nella cosiddetta BBC, c’erano Bonucci e Barzagli che usano il destro e poi c’era Giorgio Chiellini, che usa il sinistro. Ecco, appunto: è difficile per Conte rinunciare al mancino. Il che non significa, ci mancherebbe, che Alessandro sarà titolare fisso. Ma qualche chance in più ci sentiamo di attribuirla.

Non è l’unico dettaglio, in ogni caso, che può fare pendere la bilancia, alla lunga, verso Bastoni: l’Inter gioca su tre fronti – campionato, Champions e Coppa Italia – e il gioco di Conte è storicamente molto dispendioso, perché pretende tantissimo. Di certo, i difensori non saranno i più sollecitati sulla corsa, ma qualche cambio e un po’ di turn over andranno messi in conto. Il che significa che magari Bastoni non avrà tantissimo spazio in Europa, ma in campionato e in Coppa Italia si potrà scommettere su di lui. Valutiamo inoltre altri due aspetti: Godin va per i 34 anni, Miranda per i 36, Ranocchia per i 32. Qualche acciacco o un po’ di usura possono essere messi in conto, senza pensare di offendere nessuno. E poi c’è l’aspetto disciplinare: nel calcio, a logica, chi rischia più cartellini e dunque squalifiche è in genere proprio il difensore, perché banalmente è colui che, per ruolo e dna, ricorre più spesso al fallo. Ecco un altro varco che potrebbe dunque aprirsi per Alessandro.

Senza scordare – ultimo ma non ultimo particolare – la bravura indubbia di Bastoni che, di fianco a difensori di caratura internazionale proprio come Godin, De Vrij e Skriniar (solo per restare ai titolari), potrà crescere parecchio. Lo ha fatto, a Parma, lavorando assieme a Bruno Alves, in allenamento così come al suo fianco in partita. Potrà rifarlo, in modo ancora più forte, a Milano. Ovviamente le pressioni sono diverse all’Inter rispetto a quelle di Parma, ma andando verso i 21 anni Alessandro ha l’occasione di una vita: troppo grande la chance, e troppo intelligente Bastoni, per farsela sfuggire.

Giovanni Gardani

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