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Diaspora Psg, dall'estasi
al tormento: ora il futuro
del club può essere a rischio

Ora per il club si apre una pagina nuova, che però inevitabilmente deve passare dal reperimento di risorse prima di tutto umane: il presidente Manrico Sanguanini ha già lanciato il suo appello.

Nella foto un gol del Psg

Nel giro di un mese il Psg, società di San Giovanni in Croce sorta nel 2006, è passata dall’estasi al tormento. Dal primo posto conquistato a un mese dal termine del campionato, ai mancati playoff, al termine comunque di un campionato esaltante e, quel che è peggio, ad un fuggi fuggi generale a livello societario.

Prima le dimissioni, in blocco, pochi giorni dopo la fine del campionato, dello staff tecnico e di parte di quello dirigenziale, con il tecnico Marco Mantovani e il direttore sportivo Maurizio Galli in primis, senza scordare Giuseppe Maglia, allenatore della Juniores ed ex allenatore della prima squadra, legatissimo ai colori blugranata (essendo peraltro proprio di San Giovanni). Ora, poche ore fa, ecco la formalizzazione delle dimissioni anche da parte di Matteo Maliverno, che del Psg era il vicepresidente e soprattutto una figura ormai storica dell’organigramma.

“Cari Amici, tra poche ore – ha scritto Malinverno nella sua missiva – formalizzerò al consiglio direttivo del PSG le mie dimissioni irrevocabili dalla carica di Vice Presidente e Consigliere della società. Questa decisione arriva dopo molti giorni di ragionamenti, ricchi di sofferenza, condivisi con il Presidente, alcuni consiglieri, alcuni amici e la mia famiglia. In modo particolare mi sono molto interrogato non sul mio impegno futuro, ma su come doveva essere e cosa fosse più opportuno non per me, ma per il bene della società. Ci ho pensato davvero tanto, per giorni interi, verificando ogni tipo di causa ed effetto, cercando di prevedere il futuro, ho valuto pro e contro, ripercussioni, analizzando i benefici ed effetti collaterali. Alla fine ho preso la decisone che ritengo la più opportuna non per me, ma per il nostro bene comune”.

“Ritengo che un atto estremo, come le dimissioni – prosegue Maliverno – sia la sola via praticabile, per tentare di dare linfa vitale alla società, che oggi, per tanti motivi, vive una situazione di stallo. Chiarisco che non sono in contrasto con la presidenza e con le persone. Farsi da parte, quando ci si ha messo cuore ed anima, quando per anni si è vissuto ogni respiro di quell’ambiente ricevendo molto in termini di gratificazione personale e, più importante, in relazioni interpersonali, non è facile, richiede coraggio, tanto coraggio. Ho in cuore mio la certezza di aver tentato di fare quanto di meglio potessi, nel limite del mio possibile, senza risparmiare presenza ed impegno. Mi sono sentito a casa e ripagato più di quanto meritassi, in modo maggiore delle tante chiacchiere lasciate al vento da parte di detrattori. Purtroppo alcuni non si sono accorti che il tentativo di scalfire la mia credibilità in più occasioni ha minato la sopravvivenza della società stessa. Qualcuno non ha capito, sia all’interno e che all’esterno della società, che il continuare a demolire la mia figura non avrebbe recato danno a me (sono anni che nel bene e nel male ci metto la faccia sempre in tutte le azioni che svolgo, sia nella vita “pubblica”, che privata), ma alla società. Cito come esempio come l’insinuare di continuo il dubbio di una mala gestione della società porti a chi la società la deve finanziare (come gli sponsor) a farsi non una ma mille domande ed inevitabilmente il chiacchiericcio agevola il destinare le proprie risorse altrove. Ditemi voi se questo è voler bene alla società!”.

“La verità è che come sempre – conclude Maliverno – è troppo facile dalla finestra denigrare il lavoro altrui, ma molto difficile trovare persone che hanno voglia di impegnarsi a lungo termine. Sarà per quello che negli anni sono stati più quelli che ho visto andarsene, che rimanere per collaborare. Ad ogni modo penso che oggi io sia più utile nel fare un passo indietro. Magari, e lo spero con tutto il cuore per l’affetto che ho per i nostri ragazzi, taluni detrattori non avendo più come riferimento la mia persona troveranno stimolo, motivazione e coraggio (di questo ne serve tanto) per impegnarsi; magari alcuni imprenditori con nuovi interlocutori scevri di chiacchiere inopportune riceveranno maggiori garanzie e decideranno di finanziare questa importante opera educativa. Quello che so che in questi anni ho lavorato per il bene della società, impegnando tantissimo tempo, energie e denaro. Lo rifarei? Certamente si! Credo però che come tutte le cose ci sia un tempo giusto per uscire di scena ed adesso è arrivato il mio. Rimarrò tra i primi tifosi del progetto educativo che il PSG ha coltivato negli anni, rimarrò sempre e comunque convintamente sostenitore dei nostri ragazzi, per i quali ho lavorato e nei quali ho sempre creduto”.

Ora per il club si apre una pagina nuova, che però inevitabilmente deve passare dal reperimento di risorse prima di tutto umane: il presidente Manrico Sanguanini ha già lanciato il suo appello. Il rischio concreto è di non avere forze a sufficienza per proseguire questa avventura, che soltanto un mese e mezzo fa portava a sognare addirittura il salto in Promozione, categoria mai giocata nella sua storia dal club di San Giovanni in Croce. Il tempo per porre rimedio c’è tutto, ma serve fare in fretta.

G.G.

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