Basket

Vanoli - Umana Reyer 80-87 in Gara 1 semifinali playoff

Cremona-Venezia 80-87

VANOLI CREMONA: Saunders 14, Sanguinetti n.e., Gazzotti 2, Diener 15, Ricci 5, Ruzzier 7, Mathiang 11, Crawford 14, Aldridge 5, Stojanovic 7. All. Sacchetti
UMANA REYER VENEZIA: Haynes 9, Stone 10, Bramos 11, Tonut 2, Daye 11, De Nicolao 4, Vidmar 8, Biligha n.e., Giuri n.e., Mazzola 2, Cerella 8, Watt 22. All. De Raffaele

Arbitri: Paternicò, Attard, Paglialunga
Parziali: 24-20, 40-37; 59-64

Ladies and gentlemen, welcome to the semi-finals.
Dove l’asticella si alza, dove il fisico conta, ma mente ed esperienza pure. Ah si, poi ci sarebbe anche il talento, ma questa è un’altra storia.
Ladies and gentlemen, questa sera al Palaradi ha vinto la squadra più forte. Non è una bestemmia, non è una critica, è (almeno per questa sera, perchè la serie è comunque lunga) ciò che emerso da 40 minuti di fuoco.
Da una parte la Cenerentola, autrice sì di una stagione straordinaria e con l’Mvp tra le proprie fila, ma alla prima apparizione della propria storia in una semifinale scudetto. Dall’altra una formazione che, negli ultimi cinque anni, in semifinale ci è sempre andata, portandosi a casa pure un tricolore.
Cremona con due giorni di recupero in più e una gara giocata in meno rispetto alla Reyer, che ha sudato, preso e dato botte fino alla quinta partita con Trento. Non solo le rotazioni lunghe ad aiutare la banda di De Raffaele, anche una fiducia schizzata alle stelle dopo la rullata rifilata alla Dolomiti Energia in Gara 5, con 87 punti a referto dopo i 110 totali segnati nel terzo e quarto atto della serie.
Non che sembri uno troppo attaccato ai riconoscimenti personali, ma non vorremmo che Watt si fosse legato al dito quel premio di miglior giocatore della stagione assegnato al nostro Drew.
Devastante il numero 50, semplicemente devastante. 22 con 10/13 dal campo, 7 rimbalzi, 6 falli subiti, qualità senza palla, doti da passatore, mai una scelta fuori posto. Quando è in questo tipo di serate non ha eguali in questo campionato e il problema per Cremona, segreto di Pulcinella che forse preoccupava un pelino meno prima della palla a due, è che questa Reyer è dannatamente profonda. E pazienza se Biligha e Giuri (a differenza dei recuperati Tonut e Cerella) rimangono seduti.
Primo tempo da battaglia, con Cremona avanti 40-37 nonostante tre soli punti di quello con i dread, che dopo la cura Bramos della sfida di ritorno in campionato si ritrova alle calcagna Julyan Stone. A quanto pare, un altro candidato ad un premio personale che non l’ha presa benissimo dato il lavoro difensivo su Drew, che ha iniziato a dare segnali di ripresa nel funesto terzo quarto, proprio quello che ha scavato il solco poi rivelatosi decisivo.
Propiziato da chi? State con il numero 5 ex Charlotte Hornets: scivolamento ringhioso su Crawford con annessa palla persa dell’Mvp, bomba da 9 metri allo scadere dei 24”, bimane volante a rimbalzo offensivo con testa all’altezza del ferro.
Nasce qui il +8 della Reyer, che diventa anche +12 a metà quarto periodo con Haynes a bombardare dalla lunga e a rifornire egregiamente Watt, che rischia di prendersi l’intera Top5 di Gara 1 con le sue poderose affondate.
Forse per la prima volta in stagione, almeno a tratti, la spia della riserva di Cremona è parsa accendersi, non sappiamo se più a livello fisico o mentale.
In tutto questo, ricordatevi sempre chi siamo, da dove veniamo, cosa pende dal tetto del PalaRadi, il talento e la profondità di una Reyer eliminata precocemente sia dalla Coppa Italia che dalla Champion’s League e che, last but not least, aldilà di tutto rimane comunque Gara 1.
Sabato ultima spiaggia, dato che al Taliercio non abbiamo mai vinto? Possibile, ma se non andiamo errati Meo dice sempre di pensare ad una gara alla volta.
E allora ci vediamo dopodomani, senza mollare un centimetro.

Alberto Guarneri

Tra il pubblico, anche alcuni grigiorossi ed ex grigiorossi: da destra, Daniele Croce, Simone Pesce e Andrea Brighenti
Michele Cremonesi (ex Cremo)

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